INGVambiente

Vita da paleomagnetista

Viaggio nel mondo del paleomagnetismo, tra geologia, storia e indagini sul campo

di Fabio Speranza

Cosa fa esattamente un paleomagnetista?

È una domanda che mi sento rivolgere spesso, e capisco perché: il nostro è un lavoro poco conosciuto, ma affascinante. Studiamo il passato invisibile della Terra, ricostruendo l’evoluzione del suo campo magnetico attraverso le rocce.

Sì, le rocce. Perché quando un flusso di lava si raffredda o un sedimento si deposita, può registrare in sé l’orientamento del campo magnetico terrestre in quel preciso momento. Un po’ come una fotografia magnetica del passato.

Ecco perché il mio lavoro è, in fondo, una continua caccia a queste “istantanee geologiche”.

In questo articolo voglio raccontarvi cosa significa essere paleomagnetista: tra spedizioni sul campo, analisi di laboratorio e, soprattutto, tante domande a cui dare risposta.

Cos’è il paleomagnetismo?

La Terra possiede un campo magnetico, simile a quello di una gigantesca calamita. Grazie a esso, l’ago della bussola si orienta verso il nord. Ma questo campo non è fisso: cambia nel tempo. Sappiamo con certezza come si sia evoluto solo negli ultimi 500 anni, grazie alle misurazioni dirette. Prima di allora, per esplorarne le variazioni, dobbiamo affidarci a tracce indirette.

È qui che entra in gioco il paleomagnetismo: la scienza che studia le antiche direzioni del campo magnetico terrestre registrate nelle rocce. Quando si formano, alcune rocce possono infatti “congelare” l’orientamento del campo magnetico del momento. Studiando queste magnetizzazioni fossili, possiamo ricostruire l’evoluzione del campo geomagnetico anche milioni di anni fa.

Perché è importante studiarlo?

Capire come si comportava il campo magnetico in passato ci aiuta a comprendere:

Il paleomagnetismo è uno strumento fondamentale per la geologia, la vulcanologia e la comprensione del sistema Terra nel suo complesso.

Una giornata da paleomagnetista

Il lavoro del paleomagnetista si divide tra lavoro sul campo e in laboratorio. Ecco come si articola una campagna di studio tipo.

1. Campionamento sul terreno

Si cercano affioramenti di rocce adatte a registrare il campo magnetico, come le lave basaltiche. Le lave sono ottime archiviste: raffreddandosi sotto i 700°C, acquisiscono la magnetizzazione del momento.

 

leo drills
Campionamento paleomagnetico di una lava tramite un perforatore munito di carotiere a punta diamantata e raffreddato ad acqua
Orientazione del campione “in situ” tramite bussola magnetica e solare (notare l’asta della “meridiana” al di sopra della bussola)

Un caso concreto: le lave dell’Etna

Uno studio che ho condotto insieme ai colleghi dell’INGV di Roma e ai vulcanologi della sezione di Catania ha riguardato alcune colate laviche dell’Etna. L’obiettivo era duplice: ricostruire l’evoluzione del campo magnetico e datare le colate antiche.

Grazie alle nostre analisi, abbiamo scoperto che tra il IX e il XIII secolo d.C. si verificarono tre grandi colate:

Le lave hanno registrato il campo magnetico del tempo della loro eruzione. Confrontandolo con i modelli geomagnetici esistenti, abbiamo potuto stimare le date delle colate. Un tassello prezioso per ricostruire la storia eruttiva dell’Etna e migliorare la valutazione del rischio vulcanico.

Conclusione: detective del passato geologico

Fare il paleomagnetista significa viaggiare nel tempo attraverso le rocce. Ogni campione è una storia da decifrare, una traccia lasciata dalla Terra nei suoi moti più profondi.

E se oggi possiamo predire con maggior precisione il comportamento futuro di un vulcano, lo dobbiamo anche a chi, come noi, legge il magnetismo silenzioso delle pietre.


Curioso di saperne di più? Visita la nostra FAQ sul Paleomagnetismo o vieni a trovarci durante gli open day dell’INGV!


 

Exit mobile version