Avventure antartiche (ma anche meno, grazie!)

Gli ambienti estremi offrono, spesso, forti emozioni. L’Antartide non difetta in alcun modo da questa regola e talvolta mette duramente alla prova chi si avventura al suo interno.

di Stefano Urbini

Sin dalle prime esplorazioni del continente Antartico, che risalgono al periodo compreso fra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, è risultato chiaro che, oltre al clima ostile, uno dei pericoli più grandi da affrontare era il muoversi in sicurezza sui grandi ghiacciai che lo caratterizzano. In particolare le aree di sbocco dei ghiacciai sono caratterizzate da enormi crepacci spesso mascherati da una coltre di candida neve bianca (il così detto ponte di neve) risultando così del tutto invisibili.

I ghiacciai antartici sono spessi centinaia di metri e le spaccature che derivano dal loro flusso attraverso le valli possono essere enormi e profondissimi. L’attraversamento di crepacci nascosti ha provocato numerose vittime, soprattutto durante le prime spedizioni di esplorazione del continente.

Un esempio di cosa significhi incontrare un crepaccio durante uno spostamento verso il plateau antartico è ben rappresentato dalla celeberrima fotografia della spedizione trans-antartica del 1958, guidata dall’esploratore neozelandese Sir Edmund Hillary, dove un mezzo della spedizione restò fortunosamente sospeso a cavallo di un crepaccio, passando sopra un ponte di neve.

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Uno dei mezzi motorizzati della spedizioni trans-antartica del 1958 dopo un incontro ravvicinato con un crepaccio. Crediti: Fox Photos/Getty Images

In tempi più recenti, alcune particolari tipologie di ricerche hanno avuto la necessità di trasportare pesanti veicoli cingolati lungo tracciati molto lunghi, finalizzati alla raccolta di dati, in luoghi remoti sul plateau antartico. In particolare negli anni compresi tra il 1995 e il 2002, il nostro Programma Nazionale di Ricerche in Antartide partecipò ad un ambizioso programma scientifico sul paleoclima che prevedeva la raccolta di dati da effettuarsi in diverse spedizioni. Il tragitto da percorrere per raggiungere il plateau è riportato nella mappa che segue. Nel 1996 questo percorso è stato affrontato per la prima volta.

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Il punto di partenza era la base costiera Mario Zucchelli (triangolo azzuro). La strada per raggiungere il limite inferiore della calotta (dove si è in relativa sicurezza; pallino blu) è piuttosto pericolosa e costellata da siti dai nomi piuttosto inquietanti: Hell’s Gate (la porta per l’inferno), Inexpressible Island (Isola dall’inesprimibile ospitalità), l’oscuro Widow Maker Glacier (ghiacciaio genera-vedove) e la… scala di servizio (Backstair Passage). La traversa italiana era composta da 8 grandi slitte trainate da due Gatti della neve (Pisten Bully) e da due grossi trattori Caterpillar da 16 tonnellate l’uno.

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Durante questa prima campagna, nonostante le precauzione prese, uno dei mezzi  (quello che guidava il sottoscritto), passo’ su un ponte di neve, senza che nessuno ne potesse prevedere la presenza. L’equipaggio del mezzo caduto nel crepaccio ebbe così il privilegio di vederne uno … molto da vicino!

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Le immagini che seguono descrivono i momenti cruciali per il salvataggio dell’equipaggio, rimasto intrappolato per alcune ore nel mezzo, e il recupero del mezzo stesso. La paura e le sensazioni provate in quei momenti sono difficilmente descrivibili.

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Il gruppo che partecipava alla traversa era costituito da gente in gamba, preparata e competente. Fortunatamente il crepaccio aveva una forma a “V” e quindi il mezzo rimase incastrato nella parte superficiale del crepaccio. Con gli aiuti arrivati dalla base e con un alacre lavoro durato due giorni, mezzi e personale furono messi in sicurezza.

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La presenza di aree crepacciate sepolte rappresenta ancora oggi un fattore di rischio elevatissimo. Alcuni esempi di attività oggi in corso e che richiedono spostamenti di mezzi attraverso queste aree, sono ad esempio le traverse scientifiche per l’esecuzione di misure geofisiche di dettaglio (progetto ITASE), la realizzazione della pista di atterraggio estiva dell’aereo Twin Otter e il trasporto di mezzi pesanti per attrezzare i punti intermedi di rifornimento delle tratte aeree MARIOZUCCHELLI-CONCORDIA (Midpoint) e MARIOZUCCHELLI-DUMONTDURVILLE (Sitry).

Dopo questo episodio, per ridurre la percentuale di rischio, si è proceduto sistematicamente al controllo dei tracciati per mezzo di indagini integrate GPR (Ground Probing Radar) e GPS (Global Positioning System) condotte da elicottero.

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Sorvolando una zona con il radar è infatti possibile acquisire immagini che rivelano chiaramente le caratteristiche dello spessore di neve e ghiaccio sorvolato. Un esempio nelle figure che seguono: i crepacci sono chiaramente visibili come zone più chiare rispetto al resto dell’immagine (radargramma).

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Esempio di radargramma raffigurante un crepaccio aperto fino in superficie e con “ponte di neve” di spessore minimo
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Esempio di radargramma rappresentante un’area critica con molti crepacci a “V” rovesciata (larghi in fondo e stretti in cima)

In questo modo, è possibile visualizzare e mappare in maniera molto dettagliata i crepacci presenti lungo eventuali nuovi percorsi o costruire mappe di pericolosità , realizzando griglie di misura su aree specifiche creando un importante strumento per la sicurezza degli spostamenti in Antartide.

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Misure Radar da elicottero eseguite su zone specifiche per rilevare la presenza di crepacci sepolti (pallini rossi)