Il Klippe del Cervino e Walter Bonatti, una storia tra alpinismo e geologia

Il 22 febbraio del 1965 Walter Bonatti è in vetta al Monte Cervino. Dopo 4 giorni di scalata raggiunge la vetta, la prima in assoluto in totale solitaria ed in invernale, tracciando una via sulla temibile parete nord. Bonatti forse non sapeva che con la sua impresa, oltre ad infrangere vari record, aveva tracciato una linea di salita attraverso ere geologiche e mondi molto diversi.

di Laura Alfonsi

Il monte Cervino con la sua forma di piramide quasi perfetta è una montagna iconica, con il profilo tipico delle montagne disegnate dai bambini.

Il monte Cervino è un Klippe. Generalmente in geologia è più utilizzato il termine al plurale, Klippen, una parola tedesca che letteralmente vuol dire scoglio, roccia.

Per capire meglio cosa indichi in geologia il termine Klippen dobbiamo figurarci i  processi tettonici che caratterizzano la dinamica della crosta terrestre. In particolare pensiamo a quelli avvenuti in seguito alla collisione continentale tra la placca Africana e quella Europea, un fenomeno che ha portato alla genesi della catena alpina. Le Alpi sono infatti risultato della collisione dei margini delle due placche, con la conseguente chiusura dell’antico oceano Mesozoico che le separava. Questo processo, animato da forti spinte tangenziali, ha provocato la deformazione prima e l’accavallamento poi, delle serie sedimentarie presenti tra le due placche. Questi sovrascorrimenti, quando si verificano come nel nostro caso,  a livello regionale danno luogo a falde di ricoprimento.

Successivamente l’effetto dell’erosione e le incisioni vallive hanno creato delle aperture e finestre nella falda sovrastante (finestre tettoniche), attraverso le quali si rendono visibili le rocce ricoperte. Allo stesso modo a seguito dell’erosione, alcune parti possono emergere come scogli isolati, i klippen appunto, costituiti da lembi di roccia estranei al contesto stratigrafico dei terreni sottostanti.

I Klippen quindi, rispetto a ciò che li circonda, non hanno i consueti rapporti stratigrafici. Le formazioni che ricoprono sono di età più recente, dando luogo a delle serie stratigrafiche inverse (con rocce più antiche sopra rocce più giovani).  Possono avere anche dimensioni ragguardevoli, come ad esempio quello del Monte Cervino.

Schema che illustra la formazione dei Klippen e delle finestre tettoniche

L’immensa parete Nord del Cervino costituisce, nel suo insieme, un Klippe, un lembo di crosta continentale africana (Austroalpino, falda della Dent Blanche) sovrascorsa, durante l’orogenesi alpina, sulle unità ofiolitiche che costituiscono la sutura di quello che era l’antico oceano mesozoico, la Tetide, sviluppato tra l’Africa e l’Europa.

Il Cervino è quindi formato da rocce metamorfiche di origine africana. Di origine europea sono invece i massicci del Monte Rosa, del Gran Paradiso, del Ruitor e del Monte Bianco. Le rocce di origine oceanica infine sono le cosiddette “rocce verdi” (o ofioliti metamorfiche) che affiorano sul Polluce, Breithorn, Rocca di Verra, Testa Grigia, Gran Tournalin, la Grivola ed altre vette minori.

Veduta del Cervino da sud, con la linea rossa è tracciato il piano di sovrascorrimento della falda continentale. La struttura piramidale del Cervino è il relitto della falda sovrascorsa dopo l’erosione.

 

Schema geologico di Dal Piaz del Cervino: dal basso verso l’alto i Gabbri del Permiano, gli Gneiss di Arolla e per finire in cima alla vetta la serie di Valpelline. Da Le note illustrative del Monte Cervino della Carta Geologica di Italia

Il contatto tettonico tra le falde africane e le sottostanti coltri europee e/o rocce oceaniche è marcato da un contrasto morfologico molto netto. Le rocce africane sono più compatte, resistenti e danno luogo a morfologie aspre e ripide, mentre le successioni ofiolitiche delle coltri oceaniche sono molto più erodibili e danno luogo ad un paesaggio più dolce.

Alla base della piramide del Cervino passa proprio questo contatto, con le rocce più giovani schiacciate sotto le rocce più antiche della falda del Cervino (o falda della Dente Blanche, per essere corretti).

Prendendo spunto dal Klippen del Cervino non possiamo non parlare della sua immensa parete Nord (più di 1000 metri) e in particolare all’impresa alpinistica che Walter Bonatti compì il 22 febbraio 1965, effettuando la prima salita in solitaria invernale, scalando idealmente diversi milioni di anni di storia geologica.

La linea nera nella foto successiva segna l’itinerario di salita di Bonatti lungo la ripida parete Nord del Cervino. L’itinerario attraversa in successione la linea di sovrascorrimento della falda continentale su quella oceanica e tutto il klippe del Cervino, composto da ben tre distinte unità geologiche. Nell’insieme le unità del klippe del Cervino costituiscono la falda della “Dente Blanche”, un unico corpo roccioso di natura continentale che si è sovrapposto durante la fase tettonica alpina, sulla falda oceanica. I resti della falda oceanica poggiano sotto il Cervino. Il piano di contatto è più o meno nascosto dalle morene che ne fasciano le radici (nella foto in particolare scorre sotto i crepacci del ghiacciaio).

Parete Nord del Cervino, in nero l’itinerario invernale percorso in solitaria nel 1965 da Walter Bonatti. L’itinerario attraversa in successione la linea di sovrascorrimento della falda continentale su quella oceanica ed il klippen del Cervino.

Tre distinte unità geologiche costituiscono l’insieme della falda della “Dente Blanche”.  In particolare dal basso verso l’alto: i Gabbri del Permiano, gli Gneiss di Arolla e per finire in cima alla vetta, la piccola piramide sommitale della serie di Valpelline.  Formazioni rocciose la cui età spazia dalla fine del Paleozoico all’inizio del Mesozoico (un periodo che si estende tra 300 e 265 milioni di anni fa).

Walter Bonatti intendeva realizzare la prima salita invernale solitaria della parete nord del Cervino per celebrare il centenario della storica impresa di Edward Wymper, Michael Croz e compagni. Questi nel 1865 avevano conquistato, per la prima volta ed a caro prezzo, la vetta: durante la discesa 3 compagni di cordata morirono precipitando nel vuoto.

Bonatti, in quegli anni era letteralmente assillato dalla stampa. Per poter scalare il Cervino senza essere seguito da torme di giornalisti, compì un’azione a sorpresa. Partendo per un’apparente ed innocente gita sugli sci con alcuni compagni, si allontanò furtivamente dal gruppo per dedicarsi alla scalata, che risultò una delle sue più ardue imprese. L’itinerario infatti, per essere eseguito in solitaria, prevedeva l’utilizzo di una tecnica che di fatto lo obbligò a percorrere la parete due volte in salita ed una in discesa. Questa progressione era necessaria per poter salire in sicurezza i tratti più complessi della scalata. Tuttavia questa stessa tecnica lo avrebbe rallentato nella salita, esponendolo maggiormente a potenziali rischi meteorici che a 4000 metri di quota potevano risultare fatali.

Ci vollero 4 giorni e 4 notti per raggiungere la cima, conquistata dopo un ultimo bivacco a 30° sotto zero.

Erano le 15.00 del 22 febbraio 1965 quando finalmente la piramide sommitale della vetta del Cervino fu raggiunta.

Con la sua salita Walter Bonatti stabilì tre record: quello di prima salita diretta, in solitaria ed invernale, lungo quella che allora era considerata la parete più ardua.

Ad accoglierlo trovò la croce di vetta. La croce in realtà era stata divelta poche notti prima da una tempesta, ma era stata prontamente rialzata, in suo onore, da due guide alpine. Le guide, comprendendo la grandezza dell’impresa, erano salite in vetta dalla via normale per omaggiare lo scalatore bergamasco con questo gesto.

A posteriori anche lo scrittore Dino Buzzati si chiese: “Come ha fatto Bonatti a resistere e lottare per quattro giorni e quattro lunghissime notti in tanta orrida e precipitosa solitudine?”  Impresa eccezionale e realizzata in un ambiente che anche Gaston Rébuffat, ben nota e celebre guida francese di quegli anni, referendosi al Cervino lo definiva “un meraviglioso mucchio di sassi, ovvero una montagna in cui tutto sembra star insieme per miracolo”.

Un altro commento di Dino Buzzati tratto dall’articolo “Cento ore senza sole” pubblicato sul Corriere dei Piccoli nº 10 del 7 marzo 1965:

22 febbraio 1965, ore 15: Perché è così straordinaria la scalata di Walter Bonatti sul Cervino? Perché in tutto il mondo è stato un coro di ammirazione? Il motivo è questo: poche altre, forse nessun’altra impresa al mondo, richiedono all’uomo tanto vigore fisico, resistenza ai disagi, esperienza, abilità tecnica, intelligenza, energia nervosa e, soprattutto, forza morale. Certo, in tutte le grandi prove sportive oltre i muscoli occorre anche la volontà. Le doti morali necessarie in scalate come questa sono però di gran lunga più alte di quelle che entrano in azione in una partita di calcio o in un incontro di pugilato. L’uomo, insomma, qui si rivela nella sua forma più completa e più degna.

Walter Bonatti per il Paris Match è il più grande alpinista del mondo!

Per approfondire:

Dal Piaz G.V. (2011): Felice Giordano e la Geologia del Monte Cervino. In: D’Andrea, M., Gallo, M.L. e Vai, G.B., Uomini e ragioni: i 150 anni della Geologia Unitaria. Torino, Geoitalia 2011, ed. ISPRA, 57-65. 


GLOSSARIO

Orogenesi Alpina: processo di formazione della catena alpina, causato dallo spostamento delle placche tettoniche i.e africana ed europea,  la cui convergenza ha causato tra l’altro la chiusura dell’Oceano Tetide, che tra queste placche era compreso. La collisione tra le due placche ha dato luogo a numerose catene montuoso tra cui l’arco Alpino. 

Tetide: oltre ad essere il nome di una mitologica ninfa marina (madre di Achille), la Tetide era un braccio oceanico che nel periodo tra il Permiano ed il Miocene separava l’Africa settentrionale dall’euro e l’Africa. 

Ofioliti: associazione di rocce ultrabasiche e basiche che costituiscono lembi alloctoni (ossia non del luogo) di vecchia crosta oceanica. Queste rocce sono attualmente rinvenute  lungo le zone orogeniche di età paleozoica e meso-cenozoica (da enciclopedia treccani on line).

Rocce metamorfiche: rocce che si formano in conseguenza di cambiamenti fisici mutati rispetto a quelli in cui le rocce si erano formate. Le trasformazioni avvengono senza fusione della roccia per variazione dei parametri di  pressione temperatura al contorno.

contatto tettonico: è una superficie fisica lungo la quale due distinti corpi  geologici vengono a contatto; la natura tettonica del contatto implica che le relazioni che i due corpi avevano al momento della loro deposizione possano non essere rispettate.  

Paleozoico: era geologica,  nella  divisione dei tempi geologici si estende da circa 540  a 250 milioni di anni fa

Mesozoico: era geologica la terza delle grandi suddivisioni cronologiche per la geologia della Terra, il cui periodo inizia circa 250 ma di anni fa per concludersi 65 milioni di anni fa circa. 

Permiano: ultimo dei sei periodi del Paleozoico si estende tra circa 299 e 252 milioni di anni fa

Miocene: epoca geologica che si estende tra circa 23 e 5 milioni di anni fa circa