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Missione Antartide: cosa fa l’INGV ai confini del mondo

Cosa fa l’INGV in Antartide: vita e scienza tra le basi italiane del Polo Sud

di Lili Cafarella

Ogni anno, tra ottobre e febbraio, ricercatori e tecnici italiani si mettono in viaggio verso l’ultima grande frontiera del nostro pianeta: l’Antartide. Un continente remoto e inospitale, fatto di ghiaccio, vento e silenzio, dove l’uomo può restare solo per brevi periodi e dove la ricerca scientifica si fa in condizioni estreme.

A rendere possibile questa impresa è il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Tra gli enti coinvolti c’è anche l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che partecipa alle spedizioni antartiche sin dal 1986. Ogni anno, il suo personale tecnico e scientifico si alterna tra le due basi italiane attive nel continente bianco: Mario Zucchelli, sulla costa, e Concordia, a oltre 3.000 metri di altitudine, nel cuore del plateau antartico.

Due basi, due mondi

La stazione Mario Zucchelli si affaccia sul Mare di Ross, in un’area chiamata non a caso OASI: una piccola baia relativamente protetta, dove il paesaggio è suggestivo e la fauna antartica – pinguini, foche, uccelli marini – è sorprendentemente presente. Qui il clima è un po’ più mite (per gli standard polari!), e durante l’estate australe il sole non tramonta mai.

La base Concordia, invece, è un avamposto condiviso con i colleghi francesi dell’IPEV. Si trova a oltre 1.000 chilometri all’interno, in una delle zone più inospitali della Terra. Le temperature possono scendere fino a -80°C durante l’inverno e l’aria, rarefatta come a 4.800 metri sulle Alpi, rende ogni sforzo fisico una sfida. Ma è proprio qui che si possono condurre osservazioni scientifiche uniche.

L’INGV in Antartide: ascoltare la Terra nei suoi estremi

Gli scienziati e tecnici dell’INGV si occupano di osservare e monitorare alcuni dei fenomeni geofisici più affascinanti del nostro pianeta, attraverso strumenti di altissima precisione. Le loro attività si concentrano su tre grandi ambiti:

Mario Zucchelli station
Base italiana in Antartide Mario Zucchelli ©PNRA

Un lavoro silenzioso e preciso

Ma cosa significa, concretamente, lavorare in Antartide per il personale INGV?

Significa uscire ogni giorno, con qualsiasi condizione meteo, per effettuare le misure manuali di declinazione e inclinazione magnetica. Significa verificare lo stato degli strumenti, spesso danneggiati dal gelo estremo, sostituire componenti, calibrare sensori e controllare che i dati vengano trasmessi correttamente in Italia. Significa anche adattarsi a turni lunghi, alla convivenza in spazi ristretti, alla comunicazione via radio, alla solitudine e al silenzio che solo un continente disabitato può offrire.

Dietro ogni grafico, ogni curva magnetica o ionosferica, ci sono ore di lavoro fisico e mentale, fatte di pazienza, precisione e passione per la ricerca.

Raccontare l’Antartide

Negli ultimi anni, i ricercatori INGV hanno iniziato a condividere la loro esperienza anche con il pubblico, attraverso i canali social del progetto INGVambiente. Le foto, i video e i brevi diari delle spedizioni sono una finestra preziosa su un mondo remoto, che ci riguarda molto più da vicino di quanto immaginiamo.

Studiare l’Antartide non è solo una sfida logistica. È un modo per conoscere meglio il nostro pianeta, comprendere i suoi equilibri, e forse anche proteggere il nostro futuro.

 


Com’è la vita quotidiana in Antartide?

Vivere e lavorare in Antartide è una sfida che va oltre la ricerca scientifica. Le giornate iniziano presto e seguono una routine rigorosa: manutenzione degli strumenti, raccolta dati, turni all’aperto e ore al computer per controllare la strumentazione. Tutto deve essere pianificato nei minimi dettagli, perché le condizioni ambientali non lasciano spazio all’improvvisazione.

Il sole può non tramontare mai per mesi, oppure non sorgere affatto durante l’inverno. Le temperature possono scendere ben oltre i -40°C, rendendo anche un semplice spostamento all’esterno un’operazione complessa. Ci si muove in gruppo, ci si veste a strati e si comunica via radio anche per le attività più banali.

La vita in base è essenziale ma funzionale: si dorme in moduli condivisi, si mangia insieme a orari fissi, si lavora in team con persone di background molto diversi. E nel tempo libero? Libri, film, giochi da tavolo e tante chiacchiere. Il silenzio dell’Antartide, però, resta il compagno più fedele.

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