Un lungo periodo di freddo, carestie e fiumi ghiacciati: la Piccola Età Glaciale raccontata dalla scienza e dai dipinti dell’epoca
di Lili Cafarella
Tra il XIV e il XIX secolo, una lunga parentesi climatica fredda sconvolse l’Europa e il Nord America: è il periodo conosciuto come Little Ice Age, o Piccola Età Glaciale. Compresa convenzionalmente tra il 1300 e il 1850, questa fase fu segnata da un abbassamento delle temperature medie globali — seppur modesto in termini numerici — sufficiente però a modificare profondamente l’ambiente, la società e l’economia del tempo.
Le cronache storiche raccontano di fiumi ghiacciati, estati brevi, raccolti compromessi e inverni rigidi e prolungati, soprattutto nell’emisfero boreale. Le regioni dell’Europa settentrionale furono particolarmente colpite, con conseguenze drammatiche: carestie, instabilità sociale, incremento della mortalità e recrudescenza di epidemie. Anche l’Italia ne fu coinvolta, sebbene in misura minore: sono documentati avanzamenti glaciali nelle Alpi e frequenti gelate nelle campagne del Centro-Nord.
Ma quali furono le cause di questo raffreddamento climatico? Gli studiosi ne dibattono da tempo, e oggi si tende a considerarlo il risultato della combinazione di più fattori:
– Aumento dell’attività vulcanica, con grandi eruzioni che immettevano nell’atmosfera particelle riflettenti capaci di schermare la radiazione solare;
– Diminuzione della radiazione solare incidente, legata a cicli di bassa attività solare come il Minimo di Maunder (1645–1715);
– Rallentamento della circolazione termoalina atlantica, un complesso sistema di correnti oceaniche che distribuisce il calore tra basse e alte latitudini.
Oltre ai dati ricavati dagli anelli degli alberi, dai sedimenti e dalle carote di ghiaccio, esistono testimonianze sorprendenti e preziose anche nell’arte. Molti dipinti dell’epoca offrono una finestra unica su quelle condizioni climatiche. È il caso dell’opera The Frozen Thames, Looking Eastwards towards Old London Bridge, realizzata da Abraham Hondius nel 1677.
In questa scena invernale, il Tamigi appare completamente ghiacciato, trasformato in una distesa solida su cui si svolge la vita cittadina: mercatini, giochi e passeggiate. Episodi simili — le cosiddette frost fairs, o fiere del gelo — erano eventi straordinari che si verificavano solo durante i decenni più rigidi della Piccola Età Glaciale, quando il fiume londinese si congelava così a lungo e profondamente da poter sostenere il peso di strutture e persone.

Hondius, Abraham; The Frozen Thames, Looking Eastwards towards Old London Bridge, London; Museum of London
L’arte, in questo caso, diventa documento climatico. I paesaggi rappresentati da pittori come Bruegel, Avercamp o Hondius non sono semplici interpretazioni estetiche, ma veri e propri archivi visuali che ci restituiscono l’impatto delle variazioni climatiche sulla vita quotidiana. Osservare questi dipinti con occhi moderni significa cogliere una dimensione inaspettata del cambiamento climatico: quella culturale, sociale ed emotiva.
La Piccola Età Glaciale, con le sue gelate e le sue tempeste, ci ricorda che il clima non è mai stato immobile. Studiare il passato, attraverso dati scientifici e tracce culturali, ci aiuta a comprendere meglio anche il presente e le sfide del riscaldamento globale odierno.