La prima donna italiana a studiare l’atmosfera e gli oceani, una vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento tra laboratori, ghiacciai e spedizioni in mare
di Anita Grezio
Nata il 4 dicembre 1894 a Somma Lombardo, in provincia di Varese, da una famiglia di media borghesia, Giuseppina Aliverti amava i numeri, gli esperimenti e la natura. Nel 1919, a 25 anni, si laureò in Fisica con il massimo dei voti all’Università di Torino.
Subito dopo divenne assistente universitaria e iniziò a lavorare in laboratorio, studiando i depositi elettrolitici e le proprietà del geoide. Ben presto si interessò anche alla glaciologia e cominciò a svolgere esperimenti sull’elettricità atmosferica e sulla radioattività naturale, dovuta alle particelle radioattive presenti nell’aria.
Inventò un metodo semplice ma preciso per misurare la radioattività dell’aria, basato sull’effluvio elettrico. Scoprì che vicino al suolo, sulla terraferma, l’aria contiene sempre radon — un gas radioattivo — e i suoi prodotti di disintegrazione, e talvolta anche torio; mentre sopra il mare la radioattività risulta molto più bassa. Questi risultati furono rivoluzionari e le valsero, nel 1937, il premio decennale “Vincenzo Reina” della Società Italiana per il Progresso delle Scienze.
Il famoso “metodo Aliverti-Lovera”
Giuseppina collaborò a lungo con il fisico Giuseppe Lovera. Insieme idearono il “metodo Aliverti-Lovera”, un sistema per misurare la radioattività dell’acqua utilizzando strumenti all’avanguardia per l’epoca, come camere di ionizzazione (contenitori in grado di rilevare particelle cariche) collegate a un elettrometro Wulf.
Questo metodo divenne presto uno standard e permise di estendere gli studi anche ai raggi cosmici, particelle ad alta energia provenienti dallo spazio.
Un altro ambito di ricerca riguardò le particelle solide o liquide in sospensione nell’atmosfera, gli aerosol o nuclei di condensazione, che favoriscono la formazione delle nubi e delle precipitazioni. In collaborazione con Lovera, studiò in particolare gli aerosol marini, prodotti dalla vaporizzazione delle creste del moto ondoso. Nel 1950 pubblicarono un articolo in cui sostenevano che la maggior parte di questi nuclei salini fosse di origine marina — una tesi innovativa per l’epoca.
L’insegnamento e i ruoli importanti
Giuseppina Aliverti insegnò per tutta la vita. Dal 1932 al 1935 fu professoressa incaricata di Geodesia e Geofisica a Torino. Nel 1937 vinse un concorso del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, classificandosi prima e diventando direttrice dell’Osservatorio Geofisico di Pavia.
Qui gestì strumenti per la registrazione di terremoti, osservazioni meteorologiche, elettricità atmosferica e radioattività. Insegnò Fisica terrestre all’Università di Pavia fino al 1949.
Nello stesso anno vinse un nuovo concorso universitario e si trasferì a Napoli, presso l’Istituto Universitario Navale (oggi Università Parthenope), dove ottenne la cattedra di Meteorologia e Oceanografia. Dal 1960 al 1970 fu preside della Facoltà di Scienze Nautiche.

Scrisse manuali di grande chiarezza, come Lezioni di fisica terrestre (1946), Esercitazioni di fisica pratica (1960, con otto edizioni) e Lezioni di meteorologia e oceanografia (1962). Pubblicò oltre 150 articoli scientifici.
L’Anno Geofisico Internazionale e le crociere in mare
Durante l’Anno Geofisico Internazionale (1957–1958), Giuseppina fu l’unica donna italiana presente allo SCOR (Comitato Scientifico per la Ricerca Oceanografica), insieme alla russa Valery Troitskaya.
Come membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), organizzò cinque crociere scientifiche nel Mar Tirreno tra il 1958 e il 1960. Poiché in Italia non esistevano ancora navi oceanografiche, riuscì a ottenere tre corvette dalla Marina Militare.
Le campagne oceanografiche permisero di misurare temperatura, salinità, correnti ed evaporazione, consentendo di determinare il valore medio annuo di evaporazione del Tirreno. Quegli studi aprirono la strada a nuove ricerche, sia nello Stretto di Gibilterra (1961) sia nel Mar Tirreno (1963), contribuendo alla comprensione dell’interazione aria–mare, alla base della maggior parte dei processi dinamici oceanici e atmosferici, esclusi quelli mareali.
La passione per i ghiacciai
Parallelamente agli studi di oceanografia fisica, Giuseppina continuò a occuparsi di elettricità atmosferica e glaciologia. Aveva iniziato queste ricerche presso l’Istituto “A. Mosso” dell’Università di Torino, al Col d’Olen, e successivamente le approfondì in collaborazione con Carlo Somigliana.
Si interessò in particolare al ghiacciaio del Lys, sul Monte Rosa, dove osservò fenomeni come i surge, improvvise accelerazioni del ghiaccio. Pubblicò numerosi articoli su questi temi, anche negli anni Settanta. Nel 1964 uscì il suo Quaderno CNR sulla glaciologia.
Ruoli istituzionali e riconoscimenti
Giuseppina Aliverti ebbe numerosi incarichi istituzionali e ricevette molte onorificenze. I colleghi la ricordano per la sua personalità forte, l’originalità e la lealtà.
Morì il 10 giugno 1982 a Napoli, all’età di 87 anni. Nel 2015, a Roma, nel Parco di Monte Mario — dove hanno sede l’Osservatorio Astronomico e la Stazione Meteorologica — uno dei sentieri della riserva naturale è stato intitolato Passeggiata Giuseppina Aliverti.
L’unica via in Italia che porta il suo nome si trova invece a Lecce. I
l metodo Aliverti–Lovera è tuttora citato, e le sue crociere hanno aperto nuove vie alla ricerca moderna, lasciando un’impronta profonda nella storia della geofisica italiana.
💡 Lo sapevi che…
Il metodo Aliverti–Lovera per misurare la radioattività dell’acqua è ancora citato nella letteratura scientifica internazionale.
Fu messo a punto negli anni ’30, quando non esistevano strumenti elettronici moderni, e rimase per decenni un punto di riferimento nelle misurazioni geofisiche.