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Cosa c’è sotto la tua città? Scopriamolo con l’impronta geo-climatica

Dal cuore di Napoli alle rive di Helsinki, un viaggio nelle città europee svela come la geologia e il clima plasmino la vita di milioni di persone. È la prospettiva proposta dal progetto Urban Geo-Climate Footprint

di Francesco La Vigna e Liliana Minelli

A Napoli, sotto le strade e i vicoli che risuonano di vita quotidiana, il sottosuolo è un mosaico di tufo, cavità, antichi flussi lavici e falde acquifere.
A Bolzano, invece, la città poggia su depositi glaciali e sabbie, tra montagne che chiudono l’orizzonte e un microclima secco che amplifica le ondate di calore.

Due mondi diversi, ma accomunati dallo stesso interrogativo: quanto contano le caratteristiche del sottosuolo e il contesto climatico nella vita di una città? E come questi fattori possono sorprenderci nella vita di tutti i giorni, farci scoprire vulnerabili ma anche essere delle risorse nascoste per le nostre città?

Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane e la percentuale è destinata a salire fino al 66% entro il 2050. Capire come geologia e clima interferiscano con il tessuto urbano è diventato un passaggio fondamentale per migliorare la resilienza e la sostenibilità delle nostre città.

È proprio per rispondere a questa esigenza che è nato il progetto Urban Geo-Climate Footprint (UGF), coordinato da ISPRA – Servizio Geologico d’Italia, in collaborazione con l’Università di Granada ed esperti internazionali dell’Urban Geology Expert Group di EuroGeoSurveys, la rete che riunisce i Servizi Geologici europei.

L’UGF traduce la complessità del sottosuolo e del clima in indicatori semplici che permettono di misurare quanto questi elementi lasciano un’impronta sulla stabilità, la sicurezza e il benessere urbano.

Non è un modello di rischio, ma uno strumento innovativo di analisi che misura e mette in evidenza quanto i fattori geo-climatici esercitino delle “pressioni” sul tessuto urbano e al tempo stesso possano offrire vantaggi ambientali e rappresentare degli elementi positivi per le città.

Cinque fattori che raccontano una città

Il metodo considera e combina insieme cinque componenti principali:

Questi componenti vengono trasformati in numeri, valutati e combinati tra loro tramite algoritmi per classificare le città. Da queste informazioni nasce un punteggio, l’UGF Score Index, che rappresenta la “pressione geo-climatica” di ciascuna città, classificandola in quattro livelli: da UGF-1 (pressione minore) a UGF-4 (pressione maggiore).

A completamento del quadro di classificazione di una città esiste un secondo indicatore, più qualitativo – il GEO-Benefits Index (GEO-B) – che evidenzia i lati positivi che l’assetto geologico produce su una città in termini di: geodiversità, risorse idriche sotterranee, potenzialità geotermica.

Dai numeri alle storie

L’UGF viene redatto da tecnici ma non serve solo ai tecnici: è stato concepito come ponte tra scienza e cittadini. Ogni città analizzata viene raccontata attraverso una scheda sintetica, il City Geo Factsheet, che combina testi semplici e infografiche con indicatori “a tachimetro”. In pochi minuti chiunque può capire come il sottosuolo e il clima agiscono sulle nostre città e quali aspetti meritino attenzione.

Così il dato diventa comunicazione e la geologia torna a essere parte del racconto urbano.

 

Cosa ci dicono i risultati

Ad oggi, l’Urban Geo-Climate Footprint è stato applicato a oltre 50 città europee. I dati e le schede delle città europee e italiane attualmente disponibili (e in aggiornamento), sono consultabili sul portale ISPRA → ugf.isprambiente.it.

Analizzando le schede delle tre più grandi città d’Italia (Milano, Roma e Napoli) scopriamo che la città di Napoli si colloca nella classe UGF-4, la più alta. Qui la combinazione di vulcani attivi, morfologia complessa e densità urbana genera infatti una pressione elevata.
Roma rientra in classe UGF-3. Le sue pressioni dipendono dai processi superficiali (frane e alluvioni) e dal suo assetto geologico. Milano infine ricade in classe UGF-2, segno di un assetto geologico meno complesso e con meno coesistenza di potenziali criticità.

Città consapevoli, comunità resilienti

Il valore aggiunto del metodo non è la classifica: è la possibilità per città con caratteristiche geologiche-climatiche simili di fare rete, favorendo lo scambio di buone pratiche e strategie di adattamento efficaci. Il progetto contribuisce direttamente al Goal 11 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: Città e comunità sostenibili.

Fornire ai cittadini strumenti di consapevolezza significa compiere un primo passo verso la resilienza: chi comprende il proprio territorio tende a esporsi meno al rischio e ad agire in modo più consapevole.

Non a caso, il motto dell’UGF è “Be Aware, Be Prepared, Be Safe!” – Siate consapevoli, siate pronti, siate al sicuro!

E per chi vuole vedere l’impronta che la geologia e il clima hanno sulla vita delle nostre città, c’è il documentario “Città sotto pressione”, diretto da Silvia Mariotti (ISPRA), che accompagna lo spettatore in un viaggio nella geologia di alcune grandi città europee.

Guardare le città con la lente dell’Urban Geo-Climate Footprint significa riconoscere che la loro sostenibilità non dipende solo da ciò che si vede in superficie.

Sotto ogni strada, ogni piazza e ogni edificio c’è una parte di futuro che vale la pena conoscere: perché la consapevolezza è sempre il primo passo per essere pronti e al sicuro.

 

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