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I grandi eventi solari del passato: la tempesta di Carrington del 1859

La spettacolare tempesta magnetica che nel 1859 illuminò i cieli di Roma e Cuba potrebbe ripetersi oggi, mettendo a rischio la nostra tecnologia

di Domenico Di Mauro

Che il Sole ci riscaldi, ci illumini e renda possibile la vita sulla Terra è noto a tutti. Meno conosciuto, però, è il fatto che la nostra stella, durante i periodi di intensa attività, possa “schiaffeggiare” violentemente i pianeti che orbitano attorno ad essa con potenti emissioni di particelle energetiche.

È così che racconto a mio figlio di 9 anni l’eccezionale tempesta magnetica che investì il nostro pianeta alla fine dell’estate del 1859, passata alla storia come “evento di Carrington“, dal nome dell’astronomo inglese Richard Carrington che per primo scoprì la connessione tra l’attività solare e le perturbazioni geomagnetiche terrestri.

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In particolari condizioni, il campo magnetico della Terra e il flusso continuo di particelle energetiche provenienti dal Sole, chiamato vento solare, interagiscono dando origine a uno dei fenomeni naturali più affascinanti: le aurore polari.

L’evento di Carrington

L’evento di Carrington fu eccezionale perché la notte del 1° settembre 1859 e nelle notti immediatamente successive le aurore apparvero in luoghi solitamente esclusi da questo spettacolo, come Roma, Cuba e la Giamaica. Il cielo notturno fu illuminato quasi a giorno con bagliori dai colori spettacolari, dal verde al rosso, dal giallo fino al violetto, come riportato da numerosi testimoni e dalla stampa dell’epoca.

Ma non furono solo le aurore a sorprendere la popolazione: le cronache raccontano che quasi tutti i telegrafi dell’epoca, le uniche tecnologie di telecomunicazione esistenti, andarono completamente in tilt. Alcune stazioni riuscirono addirittura a trasmettere messaggi senza utilizzare batterie, inducendo per la prima volta l’ipotesi che l’aurora fosse un fenomeno elettrico, più precisamente elettromagnetico.

 

 

Così l’evento venne descritto dal Giornale di Roma e riportato su “La Civiltà Cattolica”:

L’aurora boreale è un fenomeno così raro tra noi, che merita un ricordo speciale ogni volta che ci visita. Tale è stata quella della notte scorsa, dalle 2 ore antimeridiane alle 4, in cui il cielo è comparso adorno di un’aurora boreale che sarebbe bella anche nei paesi più settentrionali.[…] Alle ore 3 si è ravvivata di nuovo la luce, e il cielo é apparso in molti luoghi distinto de’soliti raggi luminosi, che in alto superavano in vivacità di splendore la via Lattea, ed erano molto più lucidi in basso. La più bella comparsa di questi è stata alle 3 e 40, quando diverse colonne luminose verticali si sono formate nelle vicinanze del meridiano magnetico. Queste colonne o raggi erano di luce gialletta, rinnovavansi successivamente in vari siti e spiccavano a meraviglia sul fondo rosso del cielo.

Oggi monitoriamo costantemente il vento solare con appositi satelliti nello spazio e verifichiamo la risposta del campo magnetico terrestre tramite osservatori geomagnetici distribuiti in tutto il mondo.

Che cos’è il vento solare?

Il vento solare è un flusso costante di particelle cariche (plasma) che proviene dalla corona solare, lo strato più esterno della nostra stella, e viaggia nello spazio con una velocità media di circa 250-400 km/s. Composto principalmente da elettroni, protoni e particelle alfa, il vento solare trasporta con sé anche il campo magnetico interplanetario generato dal Sole stesso.

Come nasce un’aurora?

La formazione delle aurore è il risultato dell’interazione tra il campo magnetico terrestre e quello interplanetario del Sole. Quando le condizioni lo permettono, le particelle cariche del vento solare riescono a penetrare negli strati superiori dell’atmosfera terrestre, trasferendo energia alle molecole di ossigeno e azoto che, eccitate, rilasciano luce di vari colori. Le aurore, perciò, non sono un’esclusiva terrestre: esse si manifestano su tutti i pianeti dotati di un proprio campo magnetico, come Giove e Saturno.

Fotografie di aurore polari su Giove (sinistra) e Saturno (destra), una prova che anche questi lontani pianeti hanno un proprio campo magnetico. Credit: NASA

Durante l’evento di Carrington, la velocità delle particelle del vento solare raggiunse il valore straordinario di circa 2000 km/s, il più alto mai registrato finora.

Se oggi si verificasse un evento simile alla tempesta di Carrington, gli effetti potrebbero essere ben più rilevanti rispetto al passato. Le nostre infrastrutture tecnologiche, come reti elettriche, satelliti, telecomunicazioni, sistemi GPS e persino reti internet, potrebbero subire danni significativi con blackout estesi, malfunzionamenti diffusi e interruzioni nei servizi fondamentali.

Proprio per questo motivo, la comunità scientifica monitora costantemente il meteo spaziale, con l’obiettivo di anticipare fenomeni estremi e mitigarne gli effetti sulla società moderna.


Immagine in copertina: aurora presso Amundsen-Scott South Pole Station in Antartide. Credit: R. Schwarz, National Science Foundation.

 

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