di Daniele Melini e Spina Cianetti
La scienza
A partire dalla rivoluzione industriale, l’uso sempre più intenso di combustibili fossili ha immesso enormi quantità di gas serra nell’atmosfera, aumentando il suo potere di trattenere il calore, che si riflette in un progressivo aumento delle temperature medie globali.
La conseguenza più evidente del riscaldamento globale è la fusione dei ghiacciai. L’immensa calotta glaciale che ricopre l’Antartide al polo sud, supera i 4500 metri di spessore nelle parti più interne e contiene il 70% dell’acqua dolce disponibile sulla Terra. Anche la Groenlandia, vicina al circolo polare artico, è coperta da una spessa coltre di ghiaccio, ma la sua estensione (circa quattro volte la superficie della Francia) è molto più piccola.
Se la calotta glaciale antartica fondesse per intero, farebbe aumentare il livello medio dei mari di circa 70 metri. Se fondesse anche tutto il ghiaccio della Groenlandia, il mare salirebbe di altri 7 metri. Le aree costiere sarebbero sommerse e, nelle zone pianeggianti, il mare avanzerebbe per decine di chilometri nell’entroterra: uno scenario da film catastrofico, se consideriamo che il 40% della popolazione mondiale vive entro 100 km dalla costa.
In Waterworld, film del 1995 appartenente al genere fantascientifico-catastrofico, la Terra si presenta completamente sommersa dalle acque per colpa della completa fusione dei ghiacciai e i pochi esseri umani superstiti sono costretti a vivere su piccole città galleggianti. E’ veramente questo lo scenario che si prospetta per l’umanità del futuro?
Probabilmente non è plausibile, almeno nel prossimo futuro, uno scenario in cui i ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia siano completamente fusi, ma questo non significa che possiamo tirare un sospiro di sollievo. I grandi ghiacciai polari sono controllati costantemente con sofisticati strumenti a bordo di aerei e satelliti artificiali, e sappiamo che stanno perdendo massa sempre più velocemente.
Le cause sono molteplici: l’aumento della temperatura dell’atmosfera, che provoca la fusione del ghiaccio in superficie; il riscaldamento degli oceani, che causa la fusione del bordo dei ghiacciai a contatto con il mare (le cosiddette terminazioni marine) ed il distacco di enormi iceberg; la diminuzione delle precipitazioni di neve, che riduce la formazione di nuovo ghiaccio.
I dati di monitoraggio dei ghiacciai indicano che, dall’inizio degli anni ‘90 a oggi, la fusione dei ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia ha fatto aumentare il livello medio dei mari di 2 cm in tutto il mondo. Può sembrare poco, ma le stime di vulnerabilità indicano che, per ogni cm di innalzamento del livello del mare, ci sono 600 mila persone in più a rischio di inondazione costiera: le mareggiate, per esempio, partendo da un livello più alto riescono a percorrere una distanza maggiore nell’entroterra. L’aumento del livello del mare è anche causa di contaminazione salina delle falde acquifere, con conseguenze disastrose per l’agricoltura nelle fasce costiere.
All’aumento globale del livello dei mari contribuisce anche, in modo significativo, la progressiva fusione dei ghiacciai alpini, causata dalla diminuzione delle precipitazioni nevose e dall’aumento delle temperature atmosferiche, particolarmente forte nelle zone ad alta quota. Le proiezioni climatiche indicano che, indipendentemente dalle strategie di contenimento delle emissioni fossili, nel 2050 la metà dei ghiacciai alpini non esisterà più, e, se le emissioni continueranno al ritmo attuale, nel 2100 quasi tutti i ghiacciai alpini saranno scomparsi.
Un altro importante contributo all’aumento del livello dei mari viene dall’aumento della temperatura degli oceani: l’acqua del mare, riscaldandosi, si dilata ed occupa un volume maggiore, per cui il suo livello aumenta.
Le reti di mareografi installati lungo le coste in tutto il mondo ed i satelliti che monitorano il livello degli oceani mediante altimetri radar indicano che nel corso del XX secolo il livello medio del mare è aumentato di circa 15 cm, e che nel corso degli ultimi 20 anni il tasso di aumento è raddoppiato. Le proiezioni indicano che, a seconda dell’andamento delle emissioni, nel 2100 il livello medio del mare sarà ancora più alto fra i 30 e gli 80 cm rispetto a oggi. Ma in alcune zone del mondo l’aumento del livello del mare avviene molto più velocemente rispetto alla media globale: è il caso della Polinesia, che rischia di scomparire per sempre dalle carte geografiche.