Quando la Terra va in scena: come cinema e serie TV raccontano le Geoscienze
Dai disaster movie alle narrazioni della prevenzione, cinema e serie TV raccontano terremoti, vulcani e crisi ambientali costruendo un’immagine degli scienziati, delle istituzioni e del loro ruolo nella gestione del rischio
di Maria Chiara Piazza
Per molte persone, il primo incontro con le discipline scientifiche come geologia, vulcanologia o climatologia avviene davanti a uno schermo cinematografico o televisivo.
Film e serie TV non sono infatti soltanto forme di intrattenimento. Nel corso del tempo hanno contribuito a costruire l’immaginario collettivo sulla scienza, influenzando il modo in cui percepiamo gli scienziati, le istituzioni di ricerca e persino i fenomeni naturali che modellano il nostro pianeta. Attraverso le storie raccontate dal cinema costruiamo, spesso inconsapevolmente, aspettative su ciò che può accadere durante un terremoto, un’eruzione vulcanica o una crisi climatica.
Uno studio pubblicato sul Journal of Geoethics and Social Geosciences ha analizzato il modo in cui cinema e serie TV rappresentano le Geoscienze, osservando in particolare i modelli narrativi utilizzati, la figura dello scienziato e il ruolo attribuito alle istituzioni scientifiche.
La difficoltà di raccontare il “tempo profondo”
La geologia studia fenomeni che spesso si sviluppano su scale temporali enormemente più lunghe della vita umana. Le montagne che oggi ammiriamo, come le Alpi o gli Appennini, sono il risultato di processi iniziati decine di milioni di anni fa. I continenti che consideriamo immobili si stanno in realtà spostando continuamente, a una velocità di pochi centimetri all’anno.
Questa prospettiva prende il nome di deep time, o “tempo profondo”: una delle idee fondamentali delle Scienze della Terra
Per cinema e televisione questo rappresenta un problema narrativo: come raccontare in pochi minuti o poche ore processi che si sviluppano in migliaia o milioni di anni?
Tradurre fenomeni così lenti e complessi in una narrazione capace di catturare l’attenzione del pubblico non è semplice. Per questo motivo il cinema ha spesso scelto una strada diversa: concentrarsi sugli eventi geologici più spettacolari e drammatici.
La Terra come protagonista dei disaster movie, il cinema catastrofico
Per decenni uno dei modi più riconoscibili con cui il cinema ha raccontato le Geoscienze è stato il disaster movie.
In queste storie la natura appare come una forza gigantesca e incontrollabile: vulcani che esplodono improvvisamente, terremoti devastanti, enormi tsunami o asteroidi pronti a colpire la Terra. Ricorre spesso la figura dello “scienziato-Cassandra”, che interpreta correttamente i segnali del pericolo ma non riesce a convincere le autorità ad agire in tempo.
È uno schema narrativo efficace perché crea tensione e coinvolgimento emotivo.
Nella realtà, però, il lavoro dei geoscienziati è molto diverso. I geologi e i vulcanologi, per esempio, non prevedono il giorno e l’ora esatta di una catastrofe. Piuttosto raccolgono continuamente dati, monitorano il territorio e costruiscono scenari probabilistici. Attraverso reti di sismografi, sensori satellitari, analisi dei gas vulcanici e modelli matematici, gli esperti cercano di comprendere come si sta evolvendo un fenomeno naturale e quali rischi potrebbe comportare.

La valutazione del rischio non consiste, quindi, nel predire il futuro con assoluta certezza, ma nel ridurre l’incertezza e aiutare la società a prepararsi.
I fenomeni rappresentati sullo schermo hanno caratteristiche molto diverse tra loro. Terremoti, eruzioni vulcaniche e cambiamenti climatici si sviluppano secondo tempi e dinamiche differenti, e proprio questa complessità viene inevitabilmente semplificata quando entra in una narrazione cinematografica o televisiva.
Un nuovo modo di raccontare la scienza
Negli ultimi anni il linguaggio cinematografico ha iniziato a cambiare.
Nel film Siccità, per esempio, il regista Paolo Virzì immagina una Roma piegata da una crisi idrica estrema: non piove da anni, il Tevere è quasi prosciugato e la scarsità d’acqua condiziona ogni aspetto della vita quotidiana. Pur utilizzando i toni della distopia, il film si ispira a fenomeni reali che climatologi, geologi e idrogeologi osservano già oggi nel bacino del Mediterraneo, una delle aree più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.
L’aumento delle temperature, la maggiore evaporazione e l’irregolarità delle precipitazioni possono infatti contribuire ad aggravare le condizioni di siccità e a mettere sotto pressione le risorse idriche.
Anche il degrado dei suoli e i processi di desertificazione contribuiscono allo scenario ambientale evocato dal film, pur senza costituirne il vero oggetto narrativo.
Ma nel film questi processi diventano soprattutto lo sfondo in cui Virzì ci mostra come una crisi ambientale possa trasformarsi in una crisi sociale. La mancanza d’acqua modifica le abitudini quotidiane, accentua le disuguaglianze e mette sotto pressione istituzioni e cittadini. È proprio questo passaggio dal fenomeno naturale alle sue conseguenze sociali a rendere il film interessante dal punto di vista delle geoscienze e della comunicazione del rischio.
Le istituzioni scientifiche tra realtà e finzione
Un aspetto particolarmente interessante riguarda il modo in cui cinema e televisione rappresentano le istituzioni scientifiche.
Osservatori vulcanologici, centri di monitoraggio sismico, enti di ricerca e agenzie di protezione civile svolgono un ruolo fondamentale nella riduzione del rischio naturale. In Italia, ad esempio, il monitoraggio continuo di aree sensibili come i Campi Flegrei, il Vesuvio o l’Etna consente di raccogliere ogni giorno enormi quantità di dati geologici e geofisici.
Nella fiction, però, queste organizzazioni vengono spesso rappresentate in modo estremo. Da una parte troviamo istituzioni efficienti ed eroiche che salvano la popolazione; dall’altra enti burocratici, incapaci o addirittura impegnati a nascondere informazioni. Questa polarizzazione è efficace narrativamente, perché rende immediatamente riconoscibili alleati e antagonisti, ma semplifica il funzionamento reale delle istituzioni scientifiche.
Come il cinema rappresenta gli scienziati
Se molte discipline scientifiche hanno prodotto sul grande schermo figure di scienziati eccentrici o addirittura pericolosi, sono i geologi ad essere stati rappresentati per lo più in modo positivo.
Una ricerca pubblicata nel 2026 sulla rivista Geology Today ha analizzato 141 film britannici e statunitensi prodotti dal 1919 a oggi, individuando 202 personaggi geologi. L’85% di questi è rappresentato come competente, simpatico e importante per la risoluzione della vicenda, a differenza di fisici, chimici o biologi spesso trasformati dal cinema in scienziati pazzi o geni irresponsabili.
La rappresentazione del geologo sullo schermo è cambiata insieme ai generi cinematografici. Negli anni Trenta e Quaranta compare soprattutto nei western, spesso come esperto di miniere o giacimenti petroliferi; nei decenni successivi entra nei film di mostri, nella fantascienza e nelle storie legate alla Guerra fredda. Dagli anni Novanta diventa poi una presenza ricorrente nei disaster movie.
Rimane invece molto limitata la presenza femminile: le geologhe rappresentano appena l’11% dei personaggi geologi individuati nel cinema statunitense.
— Dante’s Peak: il vulcano come laboratorio scientifico
In Dante’s Peak del 1997 un vulcanologo dell’US Geological Survey (USGS) cerca di interpretare i segnali di risveglio di un vulcano ispirato agli stratovulcani della catena delle Cascades, come il Mount St. Helens e il Mount Rainier.
Il film rappresenta alcuni aspetti reali del lavoro dei vulcanologi: lo studio della sismicità, il monitoraggio delle deformazioni del terreno, l’analisi delle emissioni di gas e la valutazione dei possibili scenari eruttivi. Inoltre viene messa in scena l’incertezza che accompagna la valutazione di una possibile crisi vulcanica e il difficile passaggio dalle osservazioni scientifiche alle decisioni delle autorità.
La pellicola riproduce anche diversi fenomeni reali associati all’attività vulcanica, come esplosioni freatiche, emissioni di gas, flussi piroclastici e lahar, colate di fango e detriti che possono formarsi quando materiali vulcanici e acqua si mescolano lungo i versanti.
Anche la scena del lago acidificato trae origine da un fenomeno reale. Nei sistemi vulcanici attivi, infatti, gas come anidride solforosa e acido cloridrico possono alterare la chimica delle acque superficiali e delle sorgenti termali, rendendole fortemente acide. Il film amplifica le conseguenze per esigenze drammatiche, ma il principio geochimico è corretto.
— Volcano: quando la geologia invade la città
Uscito nello stesso anno, Volcano adotta un approccio completamente diverso. Qui il protagonista non è un vulcano isolato in una regione montuosa, ma una eruzione che si sviluppa nel cuore di Los Angeles. Dal punto di vista scientifico si tratta di uno scenario molto meno plausibile, ma il film introduce comunque diversi concetti interessanti legati alle Geoscienze.
Il film evidenzia l’impatto che un evento di questo tipo potrebbe avere in un ambiente densamente urbanizzato. Le colate laviche vengono presentate come una minaccia diretta per edifici, infrastrutture e reti di trasporto. Anche se la velocità e il comportamento della lava sono spesso esagerati per esigenze narrative, il film richiama l’attenzione sulla vulnerabilità degli ambienti urbani di fronte ai fenomeni naturali.
— Armageddon: dalle Geoscienze alla geologia planetaria
Se Dante’s Peak e Volcano raccontano fenomeni che avvengono all’interno della Terra, Armageddon sposta lo sguardo nello spazio e introduce il pubblico a un tema della geologia planetaria: gli impatti degli asteroidi
Il film parte da una minaccia reale: la possibilità che un grande asteroide entri in collisione con la Terra. Per questo esistono programmi di monitoraggio dedicati ai Near-Earth Objects (NEO), gli oggetti celesti la cui orbita li porta in prossimità della Terra.
Gli impatti asteroidali hanno avuto un ruolo importante nella storia del pianeta: il caso più noto è quello avvenuto circa 66 milioni di anni fa, associato al cratere di Chicxulub e all’estinzione di massa alla fine del Cretaceo.
La minaccia di un impatto asteroidale è quindi reale e oggetto di studio, ma la soluzione proposta dal film, dalla perforazione dell’asteroide all’uso di un ordigno nucleare per dividerlo in due, appartiene soprattutto alla fantascienza. È un esempio particolarmente evidente di come il cinema possa partire da un problema scientificamente fondato e trasformarlo per esigenze spettacolari.
Dalla catastrofe alla prevenzione
Nella produzione italiana più recente analizzata nello studio emerge invece un diverso modo di raccontare le Geoscienze.
Opere come Sempre al tuo fianco, Never Too Late e il docufilm Riparare il tempo spostano in parte l’attenzione dalla catastrofe alla prevenzione e alla responsabilità collettiva.
In queste narrazioni il tema centrale non è soltanto “cosa accadrà”, ma soprattutto “come possiamo prepararci”. È una prospettiva molto vicina al lavoro di chi si occupa di monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio, dove l’obiettivo non è soltanto comprendere i fenomeni, ma ridurne gli impatti sulle comunità.
In Sempre al tuo fianco, per esempio, viene portata al centro della narrazione un’istituzione raramente protagonista della fiction televisiva: la Protezione Civile. Vengono narrate infatti le vicende di Sara Nobili, interpretata da Ambra Angiolini, responsabile del rischio vulcanico del Dipartimento di Protezione Civile. In primo piano sono le attività legate alla gestione delle emergenze e del rischio. Si insiste meno sulla previsione spettacolare dell’evento e più sul lavoro continuo di monitoraggio, valutazione e decisione.
La serie permette inoltre di distinguere tra fenomeno naturale e rischio. Un’eruzione è un processo naturale; il rischio dipende invece dalla pericolosità del fenomeno, dall’esposizione di persone e beni e dalla loro vulnerabilità. La riduzione del rischio richiede quindi monitoraggio, pianificazione, prevenzione e comunicazione, oltre a decisioni che coinvolgono istituzioni e comunità.
In questo senso, Sempre al tuo fianco racconta una scienza che non interviene soltanto dopo la catastrofe, ma che lavora quotidianamente per contribuire alla prevenzione e alla mitigazione dei suoi effetti.
Perché è importante il modo in cui il cinema racconta la Terra
Le storie che vediamo sullo schermo contribuiscono a costruire l’immaginario con cui interpretiamo fenomeni naturali, scienziati e istituzioni. Quando il cinema e le serie TV raccontano terremoti, eruzioni, frane o cambiamenti climatici, non stanno soltanto costruendo uno spettacolo: scelgono quali aspetti mostrare, quali semplificare e quali trasformare per esigenze narrative, contribuendo a definire il modo in cui interpretiamo il rapporto tra uomo e ambiente.
Oggi viviamo in un’epoca in cui le Scienze della Terra sono sempre più centrali. Eventi climatici estremi, perdita di ghiacciai, consumo di suolo, rischio sismico e vulcanico rappresentano sfide concrete per le nostre società. Comprendere come questi temi vengono rappresentati nella cultura popolare significa quindi interrogarsi anche sul rapporto tra queste rappresentazioni e la fiducia dei cittadini nella scienza e nelle istituzioni che operano per la sicurezza collettiva.
