Frammenti di geoscienze: la corrente del golfo e il riscaldamento globale
Il motore nascosto del clima
Le regioni polari dell’Atlantico, in particolare lo Stretto di Fram e i mari di Groenlandia e Norvegia, sono la sala di controllo di un gigantesco sistema: la Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), il “capovolgimento meridionale della circolazione atlantica”.
Si tratta di una corrente oceanica fondamentale per l’equilibrio climatico del pianeta. Funziona come un nastro trasportatore:
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negli strati superficiali, acque calde e salate fluiscono dai Tropici verso il Nord Europa e il circolo polare artico (la ben nota Corrente del Golfo);
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nelle profondità oceaniche, acque fredde e dense ritornano verso sud, chiudendo il ciclo e mantenendo attiva la circolazione.
Un sistema fragile
Questo meccanismo regola la distribuzione del calore sulla Terra, ma è anche estremamente sensibile ai cambiamenti in corso. Con l’aumento delle temperature globali e la scomparsa accelerata dei ghiacci, l’acqua dell’Atlantico settentrionale diventa meno salata e meno densa, riducendo la capacità di sprofondare. Se il processo si indebolisce, l’intera dinamica dell’AMOC può collassare.
Un punto critico per il clima globale
Il Rapporto speciale su oceano e criosfera dell’IPCC (2019) ha indicato l’AMOC come uno dei nove sistemi climatici critici che il riscaldamento globale sta spingendo verso un possibile punto di non ritorno.
Anche altri studi dello stesso periodo ha lanciato l’allarme: le perturbazioni di questo equilibrio non sono solo teoriche, ma già in atto. Le osservazioni raccolte da una rete di sonde installate tra le Bahamas e l’Africa hanno registrato un calo del 15% nel flusso della corrente nell’ultimo decennio.
Cosa dicono gli studi più recenti (aggiornamento 2025)
Negli ultimi anni la ricerca si è molto concentrata sul destino dell’AMOC e i risultati non sono sempre concordi, ma tutti confermano l’urgenza di monitorarlo.
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Rallentamento in profondità: una rete di osservazioni ha mostrato che il ramo più profondo dell’AMOC nel Nord Atlantico ha perso circa il 12% della sua intensità tra il 2000 e il 2020, segnale che i cambiamenti più marcati potrebbero manifestarsi nelle acque abissali.
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Segnali precoci di instabilità: nuovi indicatori fisici mostrano che la circolazione sta diventando più instabile e meno resiliente, come se il sistema fosse più vicino a un punto critico di quanto pensassimo.
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Il dibattito scientifico: alcuni studi recenti (2025) suggeriscono che non sia evidente un declino netto dell’AMOC negli ultimi decenni, mentre altri indicano che la corrente potrebbe cominciare a collassare già entro la seconda metà del secolo, con scenari che vanno dal 2026 al 2095.
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Proiezioni al 2100: la maggior parte dei modelli concorda su un indebolimento compreso tra il 20 e il 40% entro la fine del secolo, se le emissioni di gas serra continueranno a crescere. Un collasso totale è considerato meno probabile entro il 2100, ma non escluso.
Perché ci riguarda da vicino
Un’AMOC più debole avrebbe conseguenze a catena: inverni più rigidi nell’Europa settentrionale, alterazioni dei monsoni africani e asiatici, maggiore frequenza di eventi meteo estremi e impatti sul livello del mare lungo le coste atlantiche.
L’AMOC non è un “motore lontano”, ma un sistema che condiziona direttamente anche il nostro clima e la nostra sicurezza.
