Vita da paleomagnetista
Viaggio nel mondo del paleomagnetismo, tra geologia, storia e indagini sul campo
Cosa fa esattamente un paleomagnetista?
È una domanda che mi sento rivolgere spesso, e capisco perché: il nostro è un lavoro poco conosciuto, ma affascinante. Studiamo il passato invisibile della Terra, ricostruendo l’evoluzione del suo campo magnetico attraverso le rocce.
Sì, le rocce. Perché quando un flusso di lava si raffredda o un sedimento si deposita, può registrare in sé l’orientamento del campo magnetico terrestre in quel preciso momento. Un po’ come una fotografia magnetica del passato.
Ecco perché il mio lavoro è, in fondo, una continua caccia a queste “istantanee geologiche”.
In questo articolo voglio raccontarvi cosa significa essere paleomagnetista: tra spedizioni sul campo, analisi di laboratorio e, soprattutto, tante domande a cui dare risposta.
Cos’è il paleomagnetismo?
La Terra possiede un campo magnetico, simile a quello di una gigantesca calamita. Grazie a esso, l’ago della bussola si orienta verso il nord. Ma questo campo non è fisso: cambia nel tempo. Sappiamo con certezza come si sia evoluto solo negli ultimi 500 anni, grazie alle misurazioni dirette. Prima di allora, per esplorarne le variazioni, dobbiamo affidarci a tracce indirette.
È qui che entra in gioco il paleomagnetismo: la scienza che studia le antiche direzioni del campo magnetico terrestre registrate nelle rocce. Quando si formano, alcune rocce possono infatti “congelare” l’orientamento del campo magnetico del momento. Studiando queste magnetizzazioni fossili, possiamo ricostruire l’evoluzione del campo geomagnetico anche milioni di anni fa.
Capire come si comportava il campo magnetico in passato ci aiuta a comprendere:
- i movimenti delle placche tettoniche e la deriva dei continenti;
- le inversioni del polo magnetico;
- le caratteristiche del nucleo terrestre;
- la datazione di eventi geologici come eruzioni vulcaniche.
Il paleomagnetismo è uno strumento fondamentale per la geologia, la vulcanologia e la comprensione del sistema Terra nel suo complesso.
Una giornata da paleomagnetista
Il lavoro del paleomagnetista si divide tra lavoro sul campo e in laboratorio. Ecco come si articola una campagna di studio tipo.
1. Campionamento sul terreno
Si cercano affioramenti di rocce adatte a registrare il campo magnetico, come le lave basaltiche. Le lave sono ottime archiviste: raffreddandosi sotto i 700°C, acquisiscono la magnetizzazione del momento.

- Con un trapano con punta diamantata raffreddata ad acqua si prelevano carote di roccia cilindriche. Ogni campione viene orientato in situ grazie a una bussola magnetica e solare: così possiamo poi ricostruire con precisione l’orientamento del campo magnetico registrato.

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2. Analisi in laboratorio
I cilindri vengono tagliati in sezioni da circa 2 cm e analizzati in un laboratorio di paleomagnetismo. Qui, strumenti ad altissima sensibilità misurano l’intensità e la direzione della magnetizzazione residua.
3. Interpretazione dei dati
Con i dati raccolti si calcolano le direzioni paleomagnetiche e si cerca di ricostruire il campo magnetico del passato, spesso confrontando più campioni provenienti da diverse località.
Un caso concreto: le lave dell’Etna
Uno studio che ho condotto insieme ai colleghi dell’INGV di Roma e ai vulcanologi della sezione di Catania ha riguardato alcune colate laviche dell’Etna. L’obiettivo era duplice: ricostruire l’evoluzione del campo magnetico e datare le colate antiche.
Grazie alle nostre analisi, abbiamo scoperto che tra il IX e il XIII secolo d.C. si verificarono tre grandi colate:
- Una, tra il 953 e il 1229, raggiunse il mare e invase la parte nord dell’attuale città di Catania (poi sepolta anche dall’eruzione del 1669).
- Un’altra, tra l’854 e il 1065, scese lungo il versante nord-occidentale fino a lambire Randazzo.
Le lave hanno registrato il campo magnetico del tempo della loro eruzione. Confrontandolo con i modelli geomagnetici esistenti, abbiamo potuto stimare le date delle colate. Un tassello prezioso per ricostruire la storia eruttiva dell’Etna e migliorare la valutazione del rischio vulcanico.
Conclusione: detective del passato geologico
Fare il paleomagnetista significa viaggiare nel tempo attraverso le rocce. Ogni campione è una storia da decifrare, una traccia lasciata dalla Terra nei suoi moti più profondi.
E se oggi possiamo predire con maggior precisione il comportamento futuro di un vulcano, lo dobbiamo anche a chi, come noi, legge il magnetismo silenzioso delle pietre.
Curioso di saperne di più? Visita la nostra FAQ sul Paleomagnetismo o vieni a trovarci durante gli open day dell’INGV!
