La scoperta di Urano e l’eredità di William Herschel
Il 13 marzo 1781 William Herschel scoprì Urano, ampliando per la prima volta dai tempi antichi i confini del Sistema Solare conosciuto. Due secoli dopo, Voyager 2 rivelò da vicino il pianeta, i suoi anelli e le sue lune
Poco più di 240 anni fa il Sistema Solare conosciuto ampliò improvvisamente i propri confini: Urano orbita a una distanza dal Sole quasi doppia rispetto a Saturno, che fino ad allora rappresentava il limite dei pianeti noti. L’astronomo anglo-tedesco William Herschel lo individuò il 13 marzo 1781, scoprendo il primo pianeta riconosciuto in epoca moderna grazie all’uso di un telescopio. Come arrivò a questa scoperta?
Il telescopio Herscheliano
William Herschel era un autodidatta. Si era documentato con opere quali “A Compleat System of Opticks” di Smith e “Astronomia” di Ferguson, dove aveva appreso i principi di Newton. Era rimasto affascinato dal telescopio riflettore inventato da Isaac Newton nel 1668 che impiegava uno specchio concavo per raccogliere la luce per poi riflettersi su uno specchio piatto. L’utilizzo di specchi, più piccoli rispetto alle lenti, forniva ingrandimenti migliori e un campo visivo più ampio, evitando anche problemi cromatici.
Herschel iniziò quindi a costruire personalmente anche lui il suo telescopio riflettente. Dedicò giornate di lavoro alla levigatura degli specchi di notevole diametro assistito dalla sorella Caroline. Migliorò il sistema di specchi eliminando il piccolo specchio diagonale e inclinando quello principale per una “vista frontale,” creando così il telescopio Herscheliano.

Nel 1773, cominciò ad osservare pianeti e stelle, stelle doppie, sistemi stellari e altri oggetti astronomici. Dall’anno successivo cominciò ad annotare dettagliatamente tutte le osservazioni astronomiche da lui effettuate.
Focalizzò da principio la sua attenzione nello studio di stelle vicine visivamente accoppiate. Seguendo il metodo proposto da Galileo Galilei, Herschel sperò che le variazioni nel tempo della loro separazione apparente rivelassero il movimento proprio stellare da cui risalire, tramite spostamenti di parallasse, alla loro distanza dalla Terra.
La scoperta di Urano
Il 13 marzo 1781, Herschel aumentando gli ingrandimenti del suo telescopio fece una scoperta epocale mentre scrutava le stelle vicino a H Geminorum. Una stella apparentemente più grande catturò la sua attenzione. Pensò inizialmente di aver individuato una nuova cometa, tuttavia la mancanza di chioma e la presenza di un disco definito lo fecero dubitare. Riferita la scoperta all’astronomo reale Nevil Maskelyne, in breve fu chiaro che non poteva trattarsi di una cometa. Le osservazioni e i calcoli successivi mostrarono che l’oggetto seguiva un’orbita planetaria. Nel 1783 era ormai universalmente riconosciuto come un nuovo pianeta.
Secondo i calcoli di Herschel, il nuovo pianeta si posizionava ad una distanza doppia dal Sole rispetto a quella di Saturno e doveva avere dimensioni considerevoli. Avanzò l’ipotesi di un diametro equatoriale di circa 55.000 chilometri, quattro volte quello terrestre. Tale stima in effetti si avvicina al reale diametro del pianeta che risulta essere pari a 51.118 chilometri, rilevato successivamente dalla sonda Voyager 2 nel 1986.
Il nome del nuovo pianeta subì varie vicissitudini. Chiamato inizialmente il nuovo corpo celeste con il nome “Georgium Sidus” (Stella di Giorgio, in onore del re Giorgio III), fu successivamente cambiato quando capì che si trattava di un pianeta trasformando il nome in Giorgian Planet. Tuttavia questo nome non fu accolto positivamente dalla comunità scientifica dell’epoca. Da eruditi e scienziati francesi fu suggerito “Herschel” ma due anni dopo Johann Elert Bode propose “Urano“, in onore del padre mitologico di Saturno. E così fu battezzato il nuovo pianeta.
Durante la vita Herschel ricevette riconoscimenti prestigiosi per il suo lavoro. Tra i vari gli fu concessa l’appartenenza alla Royal Society e gli fu assegnata la medaglia Copley. Re Giorgio gli donò 2000 sterline per realizzare un telescopio riflettore che fosse all’avanguardia per l’epoca, oltre ad assegnargli un cospicuo assegno annuale.

Nuove osservazioni
Grazie al nuovo telescopio Herschel effettuò altre notevoli scoperte. Nel 1787 individuò Titania e Oberon, satelliti di Urano, e nel 1789 scoprì Mimante ed Encelado, satelliti di Saturno. Nel 1789, intuì un possibile anello intorno ad Urano, ma l’osservazione risultò dubbia data la debolezza della sua luminosità, presenza per altro non confermata per i due secoli successivi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Herschel possa aver osservato l’anello epsilon, ma l’identificazione resta discussa.
Affrontò anche il problema delle distanze stellari, senza successo, ma identificò comunque sistemi stellari doppi, confermando la validità della legge di gravitazione universale.
Nel 1802 Herschel coniò il termine “asteroide” per descrivere Cerere e Pallade, la cui apparenza puntiforme li faceva somigliare a stelle. Solo nel 1850, “asteroide” divenne un termine comune per indicare alcuni pianeti minori.
Inoltre Herschel fu pioniere nello studio della Via Lattea. Nel 1785 propose un modello galattico basato sulle osservazioni e misurazioni da lui eseguite nel corso degli anni, che si dimostrò errato poiché immaginò il Sole al centro del disco galattico della Via Lattea.

Le scoperte successive sulle caratteristiche di Urano
Malgrado le imponenti dimensioni, questo gigante ghiacciato è scarsamente visibile ad occhio nudo. Nel gennaio 1986 Voyager 2 compì il primo e, finora, unico sorvolo ravvicinato di Urano, raccogliendo immagini e dati che trasformarono profondamente la conoscenza del pianeta.
Nonostante sia questo il terzo pianeta più grande nel Sistema Solare, con un volume che è circa 63 volte quello della Terra, Urano mostra una rotazione veloce su sé stesso. Un giorno uraniano dura solamente 17 ore e 14 minuti mentre completa un giro intorno al Sole in un periodo di ben 84 anni terrestri. Nel 2033 Urano terminerà il suo terzo ciclo orbitale intorno al Sole dall’anno della sua scoperta.
Urano è un gigante ghiacciato privo di una vera superficie solida. La sua atmosfera è composta principalmente da idrogeno ed elio, con una piccola quantità di metano, responsabile del caratteristico colore blu-verde. Sotto l’atmosfera si trova uno spesso strato fluido ricco di acqua, metano e ammoniaca, al di sopra di un piccolo nucleo roccioso. In alcune regioni dell’atmosfera sono state misurate temperature minime di circa −224 °C. Il campo magnetico è fortemente inclinato e decentrato rispetto all’asse di rotazione.
Gli anelli di Urano
Nel 1977, gli astronomi Elliot, Dunham e Mink scoprirono gli anelli di Urano a bordo del Kuiper Airborne Observatory (KAO) della NASA. Inizialmente intenti a studiare l’atmosfera del pianeta azzurro, notarono la scomparsa della stella SAO 158687 quando qualcosa la occultò. Il fenomeno fu attribuito alla presenza di un sistema di almeno cinque anelli. Successivamente, Voyager 2 e il telescopio spaziale Hubble portarono a 13 il numero degli anelli conosciuti; i due anelli esterni furono annunciati nel 2005.

Quindi anche Urano, come gli altri pianeti giganti, possiede anelli e lune. Il sistema interno comprende undici anelli, prevalentemente grigio scuro, mentre i due esterni assumono colori rossastri e blu. Il pianeta ha 29 lune battezzate con nomi originali e poetici derivati dalle opere di Shakespeare e Pope. Le lune interne sono composte da ghiaccio d’acqua e roccia, mentre la composizione di quelle esterne rimane ancora oggi sconosciuta, essendo questi probabilmente asteroidi catturati dalla forza di attrazione del gigantesco pianeta.

Secondo uno studio recente della NASA basato sui dati della missione Voyager 2, quattro delle principali lune di Urano (Ariel, Umbriel, Titania e Oberon) potrebbero ospitare oceani salati profondi sotto la superficie ghiacciata. I nuovi modelli suggeriscono che questi oceani potrebbero persistere sotto lo strato di ghiaccio e sopra strati di roccia ricca di acqua e roccia secca. Miranda, la quinta delle lune maggiori di Urano, invece è considerata troppo piccola per trattenere abbastanza calore per conservare uno strato oceanico.

Curiosità
John Flamsteed, nel 1690, aveva già individuato Urano durante le sue osservazioni, catalogandolo però erroneamente come stella.
Esperimenti e modelli suggeriscono che, nelle condizioni estreme presenti nelle profondità di Urano e Nettuno, il carbonio potrebbe trasformarsi in cristalli di diamante e precipitare verso l’interno. Si tratta di un’ipotesi fisica, non di un fenomeno osservato direttamente.
