Antropocene a chi?

Da quando l’essere umano ha cominciato a lasciare un’impronta visibile sul pianeta, geologi e studiosi si interrogano: viviamo ancora nell’Olocene o è iniziata una nuova epoca, l’Antropocene? Un viaggio nel tempo della Terra e nel ruolo che l’uomo vi ha assunto

di L. Cafarella

Per chi studia la Terra, il tempo non è solo una linea che scorre, ma un paesaggio da esplorare. La scala dei tempi geologici è la mappa di questo paesaggio: una costruzione paziente che ordina miliardi di anni di eventi in una sequenza di eoni, ere, periodi, epoche ed età. Grazie a questo strumento possiamo dare un contesto temporale a momenti chiave dell’evoluzione del nostro pianeta, come la comparsa della vita, l’estinzione dei dinosauri o l’origine del genere Homo.

Una presenza recente

L’epoca ufficiale in cui viviamo si chiama Olocene. È iniziata circa 11.700 anni fa, alla fine dell’ultima grande glaciazione. Da allora il clima si è stabilizzato e la specie umana ha potuto svilupparsi in modo straordinario: agricoltura, insediamenti, civiltà, scienza, tecnologia. Se riducessimo l’intera storia della Terra a un solo anno solare, l’Olocene occuperebbe appena l’ultimo minuto dell’ultimo giorno. Eppure è proprio lì che si concentra tutto ciò che chiamiamo Storia.

Verso l’Antropocene

Negli ultimi anni è emersa una proposta affascinante: chiamare “Antropocene” l’epoca in cui l’essere umano ha assunto un ruolo significativo nel modellare alcuni processi del sistema Terra. Il termine è ancora informale – non è stato ufficialmente adottato dalla comunità geologica internazionale – ma il dibattito scientifico e culturale che lo circonda è vivace e in continua evoluzione.

Il concetto di Antropocene non nasce per sottolineare il rischio o il danno, ma per prendere atto della nostra crescente influenza sul pianeta: nelle trasformazioni del paesaggio, nei cicli biogeochimici, nelle tracce che le attività umane lasciano nei sedimenti e nell’atmosfera.

Quando inizia l’Antropocene?

Le opinioni variano. Alcuni propongono l’inizio dell’era industriale, attorno al 1800, con l’uso massiccio di combustibili fossili. Altri indicano la metà del Novecento, con i primi test nucleari che hanno lasciato segni inequivocabili nella stratigrafia terrestre. Nel 2016, il gruppo di lavoro sull’Antropocene (Anthropocene Working Group) ha suggerito proprio questa seconda ipotesi, basandosi su marcatori geochimici rilevabili nei sedimenti. Tuttavia, nel 2024, la proposta non è stata accolta dalla Commissione Internazionale di Stratigrafia: al momento, dunque, l’Antropocene resta un’idea, non ancora una definizione ufficiale.

Un concetto utile, anche senza un riconoscimento formale

Che venga o meno inscritto nei manuali, l’Antropocene ha già un valore nel nostro modo di leggere la realtà. Ci invita a considerare il rapporto tra umanità e natura non come separato, ma come intrecciato. Ci ricorda che siamo parte di un sistema complesso e in continua trasformazione, e che le nostre azioni – nel bene e nel male – hanno conseguenze che vanno oltre il presente.

Parlare di Antropocene non significa solo guardare indietro per misurare un impatto, ma anche guardare avanti, con l’idea che conoscere la nostra posizione nel tempo geologico possa aiutarci a orientare con maggiore consapevolezza le scelte future.

 

🔍 Approfondimento: Tempo geologico vs tempo storicoIl tempo geologico si misura in milioni o miliardi di anni: è il tempo dei continenti che si spostano, delle montagne che si sollevano, delle ere glaciali e delle estinzioni di massa. Il tempo storico, invece, copre solo qualche migliaio di anni: è il tempo delle civiltà, degli eventi umani, delle trasformazioni culturali e sociali.

Se la storia della Terra fosse condensata in un solo anno, il tempo storico inizierebbe solo negli ultimi secondi del 31 dicembre. Eppure è in questi istanti che l’uomo ha cominciato a lasciare tracce permanenti, al punto da far ipotizzare l’inizio di una nuova epoca geologica: l’Antropocene.

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