Mary Anning: La Paleontologa a caccia di draghi marini

Senza formazione accademica e ignorata dalla comunità scientifica del suo tempo, Mary Anning portò alla luce fossili che avrebbero cambiato per sempre la comprensione della storia della Terra

di Patrizia Macrì

All’inizio dell’Ottocento, lungo le scogliere di Lyme Regis sulla costa del Dorset in Inghilterra, una giovane donna stava contribuendo a cambiare profondamente la comprensione della storia della Terra. Si chiamava Mary Anning e, senza formazione accademica o riconoscimenti ufficiali, diventerà una delle figure più importanti della paleontologia moderna.

In un’epoca in cui molti scienziati ritenevano che le specie fossero immutabili e che la Terra fosse molto più giovane di quanto sappiamo oggi, le sue scoperte portarono alla luce fossili straordinari di animali estinti che misero in discussione alcune delle idee più radicate sulla storia del nostro pianeta.

Alle origini di una cercatrice di fossili

Mary Anning nacque nel 1799 a Lyme Regis, lungo quella costa del Dorset che oggi conosciamo come Jurassic Coast. La sua famiglia era molto povera e la raccolta di fossili, che allora venivano chiamati “curiosità”, non era un passatempo scientifico ma una vera necessità di sopravvivenza. Suo padre le insegnò a cercarli tra le rocce delle scogliere, dove frane ed erosione portavano spesso alla luce nuovi reperti. Dopo la morte prematura del genitore, Anning dovette assumersi la responsabilità dell’attività di famiglia, continuando a raccogliere e vendere fossili.

In quegli stessi anni, la scienza aveva ancora molte difficoltà ad accettare l’idea che le specie potessero estinguersi. Molti studiosi ritenevano che gli strani animali trovati fossilizzati nelle rocce appartenessero a creature che vivevano ancora in qualche regione remota del pianeta. Le scoperte che Mary Anning avrebbe fatto di lì a poco avrebbero contribuito a mettere in discussione questa visione.

La scoperta dell’ittiosauro e l’inizio di una nuova paleontologia

La svolta arrivò nel 1811, quando Anning aveva solo dodici anni. Insieme al fratello Joseph scoprì un cranio lungo più di un metro. Nei mesi successivi i fratelli riuscirono a portare alla luce l’intero scheletro: apparteneva a un ittiosauro, un grande rettile marino preistorico che ricordava, per forma, un  grosso “drago marino”. 

La scoperta suscitò enorme interesse tra collezionisti e studiosi, ma sollevò anche una questione scientifica fondamentale. In un’epoca in cui molti ritenevano che le specie fossero immutabili e create così come le vediamo oggi, la presenza di animali così diversi da quelli esistenti poneva un problema difficile da ignorare.

I fossili scoperti da Mary Anning contribuirono a dimostrare che la Terra era stata abitata in passato da creature oggi estinte, aprendo la strada a una nuova comprensione della storia della vita sul nostro pianeta.

Mary Anning e la stratigrafia delle scogliere di Lyme Regis

Sebbene sia spesso ricordata come paleontologa, il suo contributo si estese anche alla geologia e alla lettura stratigrafica delle scogliere di Lyme Regis. 

Operava in un contesto geologico complesso: le scogliere di Lyme Regis erano soggette a frane frequenti e spesso pericolose (in una delle quali perse il suo amato cane Tray). Comprese, prima di molti accademici, il legame tra l’erosione delle scogliere e l’esposizione di diversi strati di roccia. La sua capacità di interpretare il terreno non aveva eguali: sapeva esattamente dove e quando cercare fossili, intuendo che strati diversi corrispondessero a epoche diverse della storia della Terra. Questa capacità di interpretare la geologia delle scogliere fu determinante anche nelle sue scoperte più importanti.

La scoperta del plesiosauro e la paleogeografia

Nel 1823 portò alla luce il primo scheletro completo di plesiosauro. Ma la struttura di questo animale era così insolita, con un collo lunghissimo e una testa molto piccola, che alcuni scienziati dell’epoca, tra cui Georges Cuvier, sospettarono che si trattasse di un falso. Ma fu dimostrato, dalla stessa studiosa attraverso un’analisi meticolosa delle connessioni ossee, che il fossile era autentico.

Questa scoperta contribuì ad ampliare la conoscenza dei rettili marini del Giurassico e fornì nuovi elementi per ricostruire la distribuzione degli antichi ambienti marini, un aspetto fondamentale per lo sviluppo della paleogeografia, cioè la ricostruzione della distribuzione di mari e continenti sulla superficie terrestre nel tempo geologico.

Lettera e disegno di Mary Anning sulla scoperta del fossile oggi conosciuto come Plesiosaurus dolichodeirus, 26 Dicembre 1823 (Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images)

Le coproliti: tracce degli ecosistemi del passato

Un altro contributo geniale, e spesso sottovalutato, riguarda quelli che all’epoca venivano chiamati “bezoar”, strane pietre trovate spesso all’interno degli scheletri fossili. Anning fu tra i primi a intuire che si trattava in realtà di feci fossilizzate, oggi note come coproliti.

Analizzandone il contenuto, riuscì a ricostruire le abitudini alimentari di animali vissuti milioni di anni fa e a individuare le relazioni tra le diverse specie. Fu uno dei primi tentativi di ricostruire le catene alimentari di ecosistemi estinti.

Un riconoscimento tardivo

Nonostante le sue scoperte fossero seguite con attenzione dai più grandi scienziati del tempo, il nome di Mary Anning compariva raramente nelle pubblicazioni scientifiche. I membri della Geological Society of London acquistavano i suoi fossili e scrivevano articoli basati sui suoi ritrovamenti, ma spesso senza citarla. 

Anning era consapevole di questa ingiustizia. In una lettera scrisse: «Il mondo mi ha usata in modo poco cortese, temo che ciò sia dovuto al fatto che sono una povera donna ignorante.» In realtà non aveva nulla di ignorante: leggeva tutto ciò che riusciva a trovare di scientifico, copiando a mano articoli e testi, e disegnava da sé i suoi fossili con una precisione che molti studiosi professionisti le riconoscevano.

Il lascito scientifico

Solo molto tempo dopo la sua morte il suo contributo scientifico è stato pienamente riconosciuto. Nel 2010 la Royal Society l’ha inserita tra le dieci donne britanniche più influenti nella storia della scienza.

Le sue scoperte hanno contribuito fortemente allo sviluppo della biostratigrafia, la disciplina che utilizza i fossili per datare le rocce e correlare strati geologici in regioni diverse, uno strumento fondamentale per ricostruire la storia della Terra.

Oggi la Jurassic Coast è un geosito Patrimonio dell’Umanità UNESCO e continua a essere un laboratorio naturale per lo studio dei fossili giurassici e dei processi geologici che Anning osservava ogni giorno lungo le scogliere di Lyme Regis.

Non fu soltanto una collezionista di fossili. Fu una scienziata capace di interpretare le tracce del passato conservate nelle rocce. 

Ogni volta che osserviamo la ricostruzione di un animale preistorico in un museo o consultiamo una mappa geologica, c’è anche un po’ del lavoro di quella donna che, con martello, pazienza e intuizione, contribuì ad aprirci le porte del nostro passato geologico.

La Jurassic Coast

Le scogliere di Lyme Regis fanno parte della Jurassic Coast, un tratto di costa del Dorset e del Devon lungo circa 150 chilometri. Questo sito, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, conserva una straordinaria successione di rocce sedimentarie che raccontano quasi 185 milioni di anni di storia della Terra.

È proprio in questi affioramenti che Mary Anning scoprì alcuni dei fossili più importanti del Giurassico.


 

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