Crepe nel fango: analogie sul passato tra Terra e Marte
Esplorando le strutture sedimentarie marziane e terrestri per comprendere l’evoluzione ambientale e la storia dei due pianeti
Esplorazioni extraterrestri
Nell’immensità desolata del pianeta rosso, il rover Curiosity della NASA ha svolto un ruolo cruciale nella ricerca della vita passata su Marte. Dotato di strumenti sofisticati e una determinazione incrollabile, Curiosity è arrivato su Marte a Novembre 2011 ed è tuttora funzionante. Si è avventurato in luoghi mai esplorati prima, scansionando le rocce rosse e le distese polverose, alla ricerca di segni di vita.
Una delle scoperte più sorprendenti di Curiosity è stata quella delle crepe di fango (mud cracks o poligoni da disseccamento), un indizio che potrebbe svelare il passato umido di Marte. Le crepe di fango sono come impronte nel tempo, segni di antiche stagioni di asciugatura e bagnatura su un pianeta che oggi sembra arido e deserto.
Tutto è iniziato con l’occhio scrutatore di Curiosity, che ha catturato nel 2021 un’immagine intrigante, mentre esplorava il cratere Gale.

Le immagini delle crepe di fango sono state trasmesse alla Terra.
Il team di scienziati ha lavorato senza sosta per analizzare ogni dettaglio delle immagini, cercando indizi nascosti nel terreno marziano.
Ed eccole lì le crepe di fango, importanti perché potrebbero essere la chiave per comprendere il passato climatico di Marte e la sua potenziale capacità di sostenere la vita.
Utilizzando sofisticati strumenti di analisi, il team ha confermato che le crepe di fango non erano solo un’illusione ottica, ma una testimonianza tangibile di un’antica epoca umida su Marte.
Le immagini catturate da Curiosity hanno fornito una finestra sul passato del pianeta rosso, aprendo nuove prospettive per la ricerca della vita extraterrestre.

Come si formano le crepe di fango?
Le crepe di fango, che nel linguaggio geologico vengono chiamate ” mud cracks o poligoni da disseccamento”, sono una struttura geologica che si sviluppa quando il fango fine argilloso si secca. L’acqua se ne va durante l’esposizione al sole e al vento ed il terreno si frattura in crepe. Queste crepe, che si presentano spesso sotto forma di poligoni sulla superficie del terreno, si estendono per una breve distanza al di sotto.

Geologicamente parlando che significato hanno?
Per i geologi, i poligoni da disseccamento rappresentano un interessante soggetto di studio. Quando ritrovati nelle rocce sedimentarie, possono fornire preziose informazioni sull’ambiente e sui processi deposizionali che hanno influenzato la formazione delle rocce sedimentarie.
Sono un importante indicatore geologico che aiuta gli esperti a interpretare il passato geologico di un’area, comprendere i processi sedimentari e determinare l’orientamento delle rocce.
Dimensioni, forme e conservazione dei poligoni possono rivelare dettagli sul sedimento stesso, sull’ambiente di deposizione e sui processi successivi come il seppellimento e la diagenesi (con questo termine si intende quando i sedimenti, come sabbia e fango, si trasformano in roccia).
Variazioni ambientali e presenza di poligoni da disseccamento
I poligoni da disseccamento possono emergere in diverse circostanze dove il sedimento precedentemente saturato d’acqua si è seccato. Luoghi come antichi canali fluviali, piane di marea, deserti, spiagge o laghi possono ospitare queste strutture.


Perché i geologi sono quindi interessati alle crepe di fango?
Facciamo un esempio di come le crepe di fango, insieme ad altre osservazioni sui sedimenti, ci possano aiutare a capire dove e come sono state depositate le rocce.
Immagina di essere un geologo che analizza rocce che si sono formate milioni di anni fa. Osserva con attenzione strati di arenarie fini che si alternando ad argille cercando degli indizi per capire come si siano formate. Ipotizza siano di origine marina.
Ma supponiamo, osservando con attenzione, di vedere delle crepe di fango! Queste strutture ci suggeriscono che i sedimenti hanno subito alternanze di bagnato ed asciutto. Quindi molto probabilmente i sedimenti si sono depositati sulla terraferma in ambienti probabilmente come le piane di marea.
Una piana di marea è infatti è un’area costiera che viene periodicamente esposta e sommersa dall’acqua a causa delle maree. Durante l’alta marea, la zona intertidale è sommersa dall’acqua di mare, mentre durante la bassa marea è esposta all’aria. Subisce quindi molti cicli bagnato-asciutto da cui le crepe di fango hanno origine.
Che cosa hanno in comune le crepe di fango di Marte e della Terra?
Il modo in cui si sono formati: i cicli caldo-umidi.
Gli scienziati hanno sempre cercato di rispondere a una domanda fondamentale: come è nata la vita sulla Terra? Anche se non hanno ancora una risposta definitiva, una delle teorie più accreditate suggerisce che cicli ripetuti di condizioni umide e asciutte sulla superficie terrestre abbiano giocato un ruolo cruciale nell’assemblaggio dei mattoni chimici necessari per la vita microbica.
L’aver osservato le crepe di fango su Marte fa quindi pensare che il clima antico di Marte avesse avuto cicli regolari di umido e secco, simili a quelli della Terra. Proprio quei cicli utili – forse addirittura necessari – per l’evoluzione molecolare che potrebbe portare alla vita.
In oltre 11 anni di studi del pianeta rosso gli scienziati hanno trovato abbondanti prove che Marte nel passato potesse aver sostenuto la vita microbica.
Ora, Curiosity ha trovato le prove delle condizioni che potrebbero aver favorito l’origine della vita.
Per saperne di più:
- Cracks in Ancient Martian Mud Surprise NASA’s Curiosity Rover Team
- Sustained wet–dry cycling on early Mars
- Mudcracks
- Mudcracks
