12 maggio 1926: il primo sorvolo del Polo Nord

Cento anni fa il dirigibile Norge attraversava il cuore dell’Artico e sorvolava il Polo Nord. In un’epoca senza satelliti, radar meteorologici e osservazioni continue, quella spedizione contribuì a chiarire la geografia di una delle regioni meno conosciute del pianeta

di Lili Cafarella e Ingrid Hunstad

Oggi disponiamo di mappe dettagliate dell’Artico, immagini satellitari e osservazioni continue dell’atmosfera e dei ghiacci marini. Nel 1926 gran parte dell’oceano artico centrale era ancora poco conosciuta.

Le spedizioni polari avevano raggiunto più volte le alte latitudini nel corso dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, ma vaste aree dell’oceano artico restavano prive di osservazioni dirette. Le condizioni meteorologiche estreme, la presenza del ghiaccio marino e le difficoltà della navigazione rendevano molto complicata l’esplorazione di quelle regioni.

La presenza o meno di un continente artico era ancora in discussione. Alcuni studiosi ritenevano possibile l’esistenza di terre emerse sconosciute attorno al Polo Nord geografico, ipotesi formulate sulla base dei pochi dati disponibili all’epoca. L’Artico era ancora percepito come uno spazio remoto e in gran parte inesplorato.

Carta delle esplorazioni polari pubblicata nel 1919. Nei primi decenni del Novecento il raggiungimento del Polo Nord rappresentava ancora una delle principali sfide geografiche ed esplorative. La carta è tratta da The American Educator (1919). Fonte: Internet Archive, pubblico dominio.

In questo contesto, il 10 aprile 1926, un dirigibile, il Norge, partì da Roma diretto verso Nord.

Perché un dirigibile?

Negli anni Venti del novecento il volo polare rappresentava una delle grandi sfide tecnologiche del tempo. Gli aerei avevano autonomie limitate, i motori erano ancora poco affidabili e nell’Artico mancavano infrastrutture, piste di decollo e atterraggio e punti di rifornimento.

Per molti esploratori il dirigibile sembrava il mezzo più adatto ad affrontare quelle condizioni. Poteva restare in volo per lunghi periodi, coprire grandi distanze senza scali frequenti e muoversi in modo relativamente lento per facilitare l’orientamento e le osservazioni.

La spedizione del Norge nacque dall’incontro tra il norvegese Roald Amundsen, già celebre per aver raggiunto il Polo Sud nel 1911, l’americano Lincoln Ellsworth e l’ingegnere italiano Umberto Nobile, progettista del dirigibile.

Il velivolo utilizzato per la spedizione era l’N1, costruito a Roma e successivamente acquistato dal governo norvegese. Dopo l’acquisto venne ribattezzato Norge.

La scelta del dirigibile fu influenzata anche dalle esperienze precedenti di Amundsen. Nel 1925 l’esploratore aveva tentato di raggiungere il Polo Nord con due idrovolanti Dornier Wal insieme a Ellsworth. La spedizione era arrivata fino a circa 250 chilometri dal polo geografico prima di essere costretta a fermarsi sul ghiaccio a causa del danneggiamento di uno dei velivoli. L’episodio convinse Amundsen che per affrontare l’Artico fosse necessario un mezzo con maggiore autonomia e capacità di permanenza in volo.

Da Roma alle Svalbard

Aeroporto di Ciampino, il dirigibile Norge è pronto per il volo transpolare, 10 aprile 1926,. Foto Aeronautica militare)

Il Norge lasciò Ciampino il 10 aprile 1926. Il viaggio verso l’Artico avvenne attraverso diverse tappe europee prima di raggiungere Ny-Ålesund, nelle Svalbard, il 7 maggio.

All’epoca Ny-Ålesund, sede di una miniera di carbone, era uno dei pochi insediamenti permanenti presenti nelle alte latitudini artiche e rappresentava una base strategica per le spedizioni polari. Da lì partivano esplorazioni scientifiche e tentativi di raggiungere il Polo Nord via mare, via terra o per via aerea.

L’11 maggio il dirigibile ripartì dirigendosi verso l’Artico centrale. Per l’equipaggio iniziò una traversata estremamente complessa. In quegli anni non esistevano sistemi satellitari di navigazione, comunicazioni continue o previsioni meteorologiche dettagliate come quelle disponibili oggi. L’orientamento dipendeva da osservazioni astronomiche, bussole, strumenti di bordo e calcoli effettuati durante il volo.

Sotto il dirigibile si estendeva un paesaggio quasi uniforme di ghiaccio marino. Le superfici della banchisa artica erano continuamente modificate dalle correnti, dai venti e dalle fratture del pack, rendendo difficile individuare punti di riferimento stabili.

Il Norge a Ny-Alesund

Il sorvolo del Polo Nord

Nelle prime ore del 12 maggio 1926 il Norge raggiunse il Polo Nord geografico. Dal dirigibile vennero lanciate sul ghiaccio le bandiere norvegese, italiana e statunitense.

L’impresa ebbe un’enorme risonanza internazionale. Tuttavia ancora oggi esistono discussioni storiche su precedenti tentativi di raggiungere il Polo Nord, in particolare quelli attribuiti a Frederick Cook e Robert Peary nei primi anni del Novecento. Ma il volo del Norge viene considerato a tutti gli effetti la prima traversata del Polo Nord documentata in modo certo e verificabile.

Dopo il sorvolo del polo, il dirigibile proseguì verso l’Alaska attraversando l’intero Oceano Artico. Le ultime fasi del viaggio furono rese difficili dalla nebbia e dalle condizioni meteorologiche instabili. Il 14 maggio 1926 il Norge atterrò vicino a Teller, in Alaska, completando la traversata transpolare.

La spedizione dimostrò che era possibile attraversare l’Artico centrale per via aerea e segnò una svolta nella storia dell’esplorazione polare.

L’Artico e l’ipotesi di un continente scomparso

Il valore della spedizione non fu soltanto simbolico o tecnologico. Il volo del Norge contribuì anche a chiarire alcuni aspetti della geografia dell’Artico.

All’inizio del Novecento le conoscenze sull’oceano artico centrale erano ancora limitate. Le osservazioni disponibili provenivano soprattutto dalle coste della Siberia, dell’Alaska, della Groenlandia e dalle spedizioni che riuscivano a spingersi verso le alte latitudini. In assenza di dati diretti continui, alcune interpretazioni ipotizzavano la presenza di grandi terre emerse sconosciute attorno al Polo Nord.

Tra queste vi era l’ipotesi formulata dal geofisico statunitense Rollin A. Harris, che all’inizio del secolo aveva proposto l’esistenza di un continente artico sulla base dell’analisi delle maree osservate in diverse regioni polari.

Le osservazioni raccolte durante le esplorazioni aeree e navali contribuirono progressivamente a escludere queste ipotesi, confermando che attorno al Polo Nord si estendeva un oceano coperto da ghiaccio marino.

Dall’esplorazione al monitoraggio dell’Artico

A cento anni dal volo del Norge, l’Artico è una delle regioni più osservate del pianeta. Satelliti, boe oceaniche, radar e stazioni automatiche ne restituiscono in tempo reale un ritratto continuo e dettagliato: l’estensione dei ghiacci, le temperature, le correnti, i movimenti della banchisa.

Guardando le fotografie di quella spedizione si può solo intuire le incertezze con cui queste spedizioni venivano intraprese. Nel 1926 sedici persone attraversarono per la prima volta l’oceano artico su un dirigibile, con previsioni meteorologiche incomparabili con quelle odierne, orientandosi con osservazioni astronomiche, bussole e strumenti di bordo, sorvolando distese di ghiaccio di cui non si conosceva nemmeno il profilo. Oggi quella stessa superficie è osservata senza interruzione da strumenti che non hanno bisogno di aspettare il bel tempo.

In cento anni, gli spazi bianchi sulle mappe sono diventati dati. Il volo del Norge fu il primo passo di quella trasformazione.

Amundsen, Ellsworth, Nobile e l’equipaggio della “Norge”, 27 giugno 1926 al ritorno della spedizione polare sul ponte del piroscafo “Victoria”

Il Norge: un dirigibile progettato a Roma

Il Norge, originariamente denominato N-1, fu progettato da Umberto Nobile e costruito nel 1924 presso lo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche di Roma (SCA). Era un dirigibile semirigido, dotato di una struttura a chiglia in alluminio posta sotto l’involucro contenente il gas, lungo la quale l’equipaggio poteva muoversi durante il volo per raggiungere motori e compartimenti tecnici.
Progettato inizialmente per il trasporto passeggeri, il dirigibile venne modificato in vista della spedizione artica del 1926: la gondola fu ricostruita e diverse parti della struttura vennero rinforzate per affrontare le condizioni estreme dell’Artico e utilizzare i sistemi di ormeggio predisposti lungo la rotta polare.

Il Norge in breve:

  • Anno di costruzione: 1924
  • Lunghezza: 106 metri
  • Larghezza: 19 metri
  • Altezza: 24 metri
  • Motori: tre Maybach IVa da 245 CV ciascuno

 

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