Il 7 marzo 1876 segna una pietra miliare nella storia delle telecomunicazioni, poiché in quella data Alexander Graham Bell (Edimburgo, 3 marzo 1847 – Beinn Bhreagh, 2 agosto 1922) ottenne ufficialmente il brevetto per il suo rivoluzionario telefono elettrico.

Nato in Scozia, Bell coltivò fin da giovane un profondo interesse per l’acustica e la voce, influenzato dalle esperienze familiari. Il padre e il nonno erano insegnanti di dizione, mentre la madre e la moglie erano sordomute.
Dopo il trasferimento in America, Bell prosegui i suoi studi, raggiungendo la cattedra di Psicologia Vocale e Dizione presso l’Università di Boston. Durante questo periodo, la sua ricerca si estese agli esperimenti sulle telecomunicazioni, culminando nella creazione di un pianoforte in grado di trasmettere musica a distanza attraverso segnali elettrici.
Tuttavia, il vero trampolino per il successo di Bell fu il brevetto del telefono elettrico. Sfruttando le nuove frontiere aperte dal telegrafo elettrico, con i finanziamenti ottenuti dal suocero, Bell brevettò il dispositivo il 7 marzo 1876 con brevetto numero 174.465, aprendo la strada a una nuova era di comunicazione a distanza. La prima dimostrazione pubblica avvenne durante l’Esposizione di Filadelfia nel 1876, con Bell che utilizzò il microfono per pronunciare il celebre dilemma shakespeariano, catturando l’attenzione del pubblico.

Le controversie sul brevetto
Tuttavia, l’invenzione del telefono non fu priva di controversie. L’inventore aostano Innocenzo Manzetti da alcuni è ritenuto un precursore dell’invenzione del telefono, l”ingegnere statunitense Elisha Gray aveva brevettato un dispositivo simile quasi contemporaneamente.
Antonio Meucci, un inventore italiano, aveva registrato un’apparecchiatura analoga ben cinque anni prima. In effetti dopo il brevetto e la dimostrazione pubblica, Meucci aveva denunciato Bell per plagio, ma perse la causa, ottenendo un primo riconoscimento solo nel 1887 dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Nel frattempo però Bell aveva già fondato la Bell Telephone Company, progenitrice dell’AT&T, che si consoliderà come una delle principali industrie delle telecomunicazioni in America.

Fu solo nel 2002 che il Congresso degli Stati Uniti riconobbe ufficialmente Meucci come l’inventore del telefono, sottolineando le sue difficoltà economiche che ne impedirono la commercializzazione nel 1860, nonostante dimostrazioni e pubblicazioni.
I primi utilizzi del telefono
Il primo telefono, inizialmente un privilegio raro, presentava un microfono (trasmettitore) e un altoparlante (ricevitore) collegati da un circuito elettrico con una batteria. Limitato principalmente a utilizzi “professionali”, la comunicazione avveniva all’interno della stessa rete urbana.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, il telefono iniziò a diffondersi nelle case. In Italia, nel 1923, cinque concessionarie private (Stipel, Telve, Timo, Set, Teti) gestivano l’utenza. Fu solo dagli anni ’50 che iniziò il vero boom e tra gli anni ’70 e ’90, furono introdotti la tastiera e vari accessori, tra cui segreteria telefonica, fax, cercapersone, vivavoce e rubrica.
a cura di Lili Cafarella
