Nascita di Fridjof Nansen

Nato il 10 ottobre 1861, esploratore, oceanografo e diplomatico norvegese

Esploratore, oceanografo, scienziato e diplomatico: Fridtjof Nansen fu tutto questo e molto di più. La qualità che meglio riassume la sua vita è la capacità di vedere lontano, di allungare lo sguardo dove i suoi contemporanei non riuscivano ad arrivare.
Per lui esplorare significava non solo spingersi verso luoghi sconosciuti, ma anche cercare soluzioni nuove a sfide scientifiche e umanitarie che apparivano impossibili.

Il Premio Nobel per la Pace, che ricevette nel 1922 all’età di 61 anni, gli fu assegnato per il suo straordinario impegno diplomatico nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e per il ruolo nella fondazione della Società delle Nazioni.
Ma molto prima di essere un diplomatico, Nansen era stato un esploratore capace di aprire nuove strade nell’Artide e un pioniere dell’oceanografia moderna.

Gli anni della formazione e la nascita di un’idea

Nel 1881, poco dopo l’inizio degli studi di zoologia, Nansen ricevette un’offerta che cambiò la sua vita: partecipare a una spedizione su una nave da caccia lungo la costa orientale della Groenlandia, per osservare l’ambiente artico.
Durante quel viaggio fece le prime osservazioni sulle correnti marine, all’epoca ancora sconosciute. Il ritrovamento di legname siberiano e di residui organici intrappolati nei ghiacci lo portò a formulare una teoria rivoluzionaria: l’esistenza di una corrente artica che, partendo dalle coste della Siberia, scorreva verso ovest fino alla Groenlandia.

Fu l’inizio di un’ossessione scientifica e personale.
Tornato in Norvegia, Nansen divenne curatore del Museo di Bergen nel 1882, dove respirò un vivace clima scientifico internazionale. Qui incontrò personalità come Armauer Hansen, scopritore del bacillo della lebbra, e Louis Pasteur, padre della microbiologia.
Durante il dottorato trascorse un periodo anche in Italia, ospite della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, centro all’avanguardia nello studio della biologia marina.

La prima grande impresa: attraversare la Groenlandia

Nel 1888, a soli 27 anni, Nansen organizzò la sua prima spedizione artica con un obiettivo considerato irrealizzabile: attraversare la Groenlandia da costa a costa sugli sci.
L’impresa appariva folle, ma la determinazione di Nansen convinse cinque compagni a seguirlo. Dopo settimane di marcia tra venti gelidi e distese infinite di ghiaccio, riuscirono a completare per la prima volta la traversata dell’entroterra groenlandese.

Il successo lo rese famoso in tutta Europa.
Aveva dimostrato che nulla è impossibile per chi è disposto a metterci tempo e coraggio — un concetto che Nansen riassumeva così:

Niente è impossibile: l’impossibile ha solo bisogno di un tempo un pochino più lungo

La nave dei sogni: la Fram

Forte della notorietà conquistata, Nansen poté finalmente realizzare il suo progetto più ambizioso: dimostrare l’esistenza della corrente artica che aveva ipotizzato da giovane.
Nel 1893 salpò da Kristiania (oggi Oslo) a bordo della Fram, una nave speciale progettata dall’architetto navale Colin Archer per resistere alla pressione dei ghiacci. Lo scafo, invece di farsi schiacciare, avrebbe dovuto sollevarsi sulla banchisa, restando intrappolato ma intatto finché il ghiaccio non si fosse mosso.

Il nome Fram, che in norvegese significa “avanti”, fu un’idea della moglie Eva: un augurio e un programma di vita.
L’obiettivo era lasciarsi bloccare nel ghiaccio al largo della Siberia e farsi trasportare dalla deriva fino alla Groenlandia — attraversando, se possibile, il Polo Nord.

Verso il Polo

Nel giugno 1893 la Fram partì con 13 uomini, scorte per quattro anni e un carico di strumenti scientifici.
Per mesi la nave restò intrappolata nel ghiaccio artico, lentamente trascinata verso ovest. Gli uomini di Nansen registrarono quotidianamente temperatura, correnti, spessore del ghiaccio e dati atmosferici: osservazioni di enorme valore per la scienza dell’epoca.

Ma la deriva era troppo lenta. Dopo quasi due anni, Nansen capì che la Fram non avrebbe mai raggiunto il Polo. Decise allora di lasciare la nave con un solo compagno, tentando di raggiungere a piedi la latitudine più settentrionale mai toccata.
Dopo settimane di marcia estenuante sul pack, i due raggiunsero 86° 14’ N, a soli 900 chilometri dal Polo, il punto più a nord mai raggiunto fino ad allora.
Costretti a tornare indietro, sopravvissero all’inverno artico rifugiandosi in un igloo e furono infine salvati l’anno successivo da una spedizione britannica.

Nel frattempo, la Fram continuava la sua deriva e riemerse dal ghiaccio il 13 agosto 1896 a nord-ovest delle Svalbard, confermando in pieno la teoria di Nansen.

Un’eredità tra scienza e umanità

Le osservazioni della spedizione furono pubblicate in sei volumi che segnarono un’epoca. Dimostrarono che l’Oceano Artico è profondo migliaia di metri e privo di isole, e fornirono dati preziosi sul magnetismo terrestre, sull’aurora boreale e sulla meteorologia polare.

Nel 1897 Nansen iniziò a insegnare oceanografia all’Università di Oslo, e nel 1908 ne divenne titolare della cattedra.
Negli anni successivi si dedicò sempre più all’impegno diplomatico e umanitario, aiutando i profughi e i prigionieri di guerra dopo il primo conflitto mondiale.

Scienziato, esploratore, uomo di pace: Nansen rimane una delle figure più luminose della storia moderna. Seppe unire la curiosità dello studioso, la tenacia dell’esploratore e la responsabilità dell’uomo verso gli altri.
E come la sua nave, volle sempre andare avanti — fram — anche quando il mondo sembrava fermarsi tra i ghiacci.


a cura di Ingrid Hunstad