30 marzo: Giornata Internazionale Rifiuti Zero

Il 30 marzo è la Giornata Internazionale dei rifiuti zero. Il tema del 2025 è “Verso rifiuti zero nella moda e nei tessuti” per ridurre l’impatto dei rifiuti del settore della moda

Il 30 marzo è la Giornata Internazionale dei Rifiuti Zero. Promossa dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e dal Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-Habitat), questa giornata ci invita a riflettere sul nostro impatto ambientale e a promuovere pratiche più sostenibili.

Il tema scelto per il 2025 è “Verso rifiuti zero nella moda e nei tessuti”, un focus cruciale data l’urgente necessità di agire per ridurre l’impatto devastante dei rifiuti del settore della moda e promuovere la sostenibilità e la circolarità.

Il problema della “fast fashion”

La moda cambia a un ritmo vertiginoso. All’inizio di questo secolo, acquistavamo la metà dei capi di abbigliamento e li utilizzavamo per il doppio del tempo. Nel 2015, abbiamo comprato il 60% in più e utilizzato i capi per la metà del tempo. Questo fenomeno, noto come “fast fashion“, ha conseguenze ambientali allarmanti.

  • Consumo di risorse idriche: La produzione di un singolo paio di jeans richiede circa 7500 litri d’acqua, una quantità equivalente a quella che una persona beve in sette anni (fonte: Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, UNECE).
  • Rifiuti tessili: Ogni secondo, un camion carico di rifiuti di materiale tessile viene buttato nelle discariche o incenerito. A livello globale, vengono prodotte 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno (Fonte: Commisisone Europea).
  • Inquinamento da microplastiche: I tessuti sintetici, come il poliestere, rilasciano microplastiche durante il lavaggio, che finiscono negli oceani e contaminano la catena alimentare (fonte: European Environmental Agency).
  • Emissioni di gas serra: L’industria della moda è responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di gas serra, stimata tra il 2% e l’8% (fonte: European Environmental Agency). Questo è dovuto principalmente alla produzione, al trasporto e allo smaltimento dei capi di abbigliamento.

 

Le conseguenze

Le conseguenze di questo modello di consumo sono evidenti e preoccupanti. Nel deserto di Atacama, in Cile, gli abiti gettati via formano pile di vestiti così alti da essere visibili dallo spazio, un simbolo eloquente dello spreco e dell’inquinamento. E i ricercatori hanno trovato fibre sintetiche nelle viscere dei pesci, dimostrando l’impatto pervasivo di questo inquinamento sulla vita marina. La “fast fashion” è, di fatto, un inquinante che ha effetti negativi sulla nostra terra, sui nostri fiumi, mari e sull’aria che respiriamo.

Soluzioni

Per affrontare questo problema, è necessaria una trasformazione radicale dell’industria della moda e un cambiamento nei nostri comportamenti di consumo.

  • Un’industria circolare: Abbiamo bisogno di un’industria circolare dove il vecchio “look” viene reso nuovo. Questo significa ridurre gli imballaggi, riutilizzare di più e utilizzare filati di qualità che durino nel tempo.
  • Responsabilità dei produttori: I produttori devono progettare prodotti durevoli, riparabili e riciclabili, abbracciando al contempo modelli aziendali circolari che frenano l’inquinamento chimico, riducono i volumi di produzione, utilizzano materiali sostenibili.
  • Azioni dei governi: I governi devono rendere la gestione dei rifiuti una priorità e promuovere il recupero e il riutilizzo delle risorse, attraverso politiche e regolamentazioni efficaci.
  • Scelte dei consumatori: Noi consumatori possiamo adottare pratiche come il riutilizzo, la riparazione e il riciclo. I nostri nonni giravano il collo alle camicie per poterle utilizzare più a lungo, forse dovremmo ricominciare a farlo anche noi. Dobbiamo abbandonare la moda veloce e investire in abiti durevoli e di qualità per preservare le risorse.

Per combattere l’inquinamento, dobbiamo lavorare insieme e in fretta in azioni congiunte. La Giornata Internazionale dei Rifiuti Zero ci ricorda che un futuro più sostenibile è possibile, ma richiede un impegno collettivo e un cambiamento profondo nel modo in cui produciamo, consumiamo e smaltiamo i nostri abiti.


a cura di Ingrid Hunstad