Le Cinque Terre, situate nella regione italiana della Liguria, sono tra i paesaggi più suggestivi del Mediterraneo. Cinque pittoreschi villaggi costieri – Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore – sono noti in tutto il mondo per la loro bellezza, per l’armonia tra uomo e natura durato molti secoli.

Nel 2011, quest’area fu colpita da una devastante alluvione che causò gravi danni al territorio e alla popolazione locale, diventando un caso di studio per la gestione del rischio idrogeologico in Italia.
L’evento del 25 ottobre 2011
Nel mese di ottobre 2011, una serie di piogge eccezionalmente intense colpì le Cinque Terre: il 25 ottobre, in sole sei ore, caddero 350 mm di pioggia, provocando l’esondazione improvvisa di torrenti e ruscelli.
Le acque, cariche di fango e detriti, travolsero abitazioni, strade e infrastrutture, causando frane, allagamenti e vittime. I danni più gravi si registrarono nei borghi di Vernazza e Monterosso al Mare.
Le vie di comunicazione – strade e linee ferroviarie – furono interrotte, isolando interi villaggi. Vernazza rimase completamente tagliata fuori dal mondo per giorni, accessibile solo via mare o attraverso un ripido sentiero fangoso.
L’alluvione ebbe un forte impatto anche sul tessuto economico e turistico: alberghi, ristoranti e sentieri panoramici furono gravemente danneggiati. Tuttavia, grazie a un ampio impegno collettivo e istituzionale, furono avviati interventi di ricostruzione e riqualificazione che, nel tempo, hanno permesso alla regione di tornare a essere una delle mete turistiche più rinomate d’Italia.
L’evento ha lasciato però una lezione importante: la necessità di rafforzare la prevenzione e la gestione del rischio idrogeologico.
I terrazzamenti: un’eredità storica e ambientale
L’area delle Cinque Terre rappresenta uno degli esempi più significativi di paesaggio modellato dall’uomo. Fin dal Medioevo, gli agricoltori locali hanno costruito migliaia di terrazzamenti in pietra a secco, un ingegnoso sistema di ingegneria ambientale riconosciuto nel 1997 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Queste strutture hanno modificato profondamente la topografia dei pendii, garantendo equilibrio tra coltivazione e stabilità del territorio.
In passato, i terrazzamenti coprivano fino al 35-45% della superficie delle Cinque Terre, con una rete di circa 1.500–3.500 km di muretti a secco.
Le funzioni che svolgono le terrazze sono molteplici e fondamentali:
- stabilizzano i versanti ripidi;
- regolano il deflusso delle acque meteoriche;
- riducono erosione e accumulo di detriti;
- favoriscono l’infiltrazione dell’acqua nel suolo.
L’abbandono dei terrazzamenti e il rischio idrogeologico
Dopo la Seconda guerra mondiale, l’abbandono dell’agricoltura tradizionale ha comportato la progressiva perdita di manutenzione dei terrazzamenti.
I muri a secco si sono deteriorati, i canali di scolo si sono ostruiti e la vegetazione spontanea ha invaso i campi.
Questo ha avuto effetti destabilizzanti:
- riduzione della capacità drenante;
- aumento del ruscellamento superficiale;
- maggiore instabilità dei pendii;
- innesco di frane e colate detritiche.
Durante l’alluvione del 25 ottobre 2011, queste condizioni hanno aggravato i danni: l’acqua, non più assorbita dai terreni abbandonati, si è incanalata rapidamente verso valle, riempiendo il torrente Vernazzola e sommergendo il centro abitato di Vernazza sotto metri di fango e detriti.
Manutenzione e prevenzione: i terrazzamenti come infrastrutture verdi
Le ricerche successive all’alluvione hanno evidenziato che i cedimenti dei versanti erano meno gravi nelle aree in cui i terrazzamenti erano ancora manutenuti.
La manutenzione regolare rappresenta dunque una misura primaria di mitigazione del rischio geo-idrologico e di conservazione del suolo.
Investire nella cura dei terrazzamenti ha anche un senso economico: i costi di manutenzione risultano inferiori ai danni causati da eventi catastrofici.
Inoltre, i paesaggi terrazzati tradizionali forniscono benefici economici alle comunità locali.
Tra abbandono e riforestazione: la ricerca di un equilibrio
Dopo l’abbandono delle pratiche agricole, la prima vegetazione che colonizza i pendii è spesso costituita da infestanti e arbusti, che favoriscono la formazione di frane e colate detritiche. Con il tempo, la crescita del bosco migliora la stabilità grazie all’effetto delle radici sulla coesione del suolo. Tuttavia, la riforestazione da sola non è una soluzione definitiva: senza la gestione del deflusso idrico, il deterioramento dei terrazzamenti continua.
Per affrontare il dissesto idrogeologico serve una visione integrata che valorizzi il ruolo sia dell’agricoltura sia della silvicoltura nella protezione del territorio.
Le linee guida più recenti mirano proprio a integrare la tutela del paesaggio con la riduzione del rischio, promuovendo il recupero dell’uso agricolo dei versanti e la manutenzione delle opere tradizionali.
Una lezione per il futuro
L’alluvione del 2011 non può essere considerata un caso isolato, ma un campanello d’allarme.
Eventi meteorologici estremi sono di fatto aumentati, e la gestione sostenibile del territorio è diventata una necessità per la protezione dell’assetto sociale di questa regione.
I terrazzamenti delle Cinque Terre non sono soltanto testimonianze storiche o elementi paesaggistici: rappresentano vere e proprie infrastrutture verdi, strumenti di difesa del territorio e simboli di una coesistenza virtuosa tra uomo e natura.
Per approfondire
- Strategies and Actions to Recover the Landscape after Flooding: The Case of Vernazza in the Cinque Terre National Park (Italy)
- Terraced Landscapes and Hydrogeological Risk. Effects of Land Abandonment in Cinque Terre (Italy) during Severe Rainfall Events
a cura di Ingrid Hunstad
