Il 4 maggio 1989, dal Kennedy Space Center in Florida, la NASA lanciava la sonda Magellano. Destinazione: Venere, dove la sonda ha orbitato per quasi 2000 giorni, tra il 1990 e il 1994. L’11 ottobre 1994, l’orbita di Magellano fu abbassata e la sonda attraversò l’atmosfera venusiana, vaporizzandosi come previsto.
Una Missione “Low Cost” e Innovativa
Magellano detiene un primato importante: è stata la prima sonda planetaria ad essere lanciata grazie a uno Space Shuttle. La sua missione fu considerata a basso costo, poiché gran parte dei suoi componenti principali proveniva da ricambi di precedenti missioni di successo, tra cui Voyager, Viking, Galileo e persino dello Shuttle stesso.
La caratteristica più innovativa di Magellano fu la presenza a bordo di sensori radar anziché ottici. Questa tecnologia rivoluzionaria permise di penetrare la densa e opaca atmosfera di Venere, rivelando per la prima volta i dettagli della superficie del “pianeta gemello” della Terra. Grazie a Magellano, fu mappato il 98% della superficie del pianeta e il 95% del suo campo gravitazionale, con una risoluzione delle immagini di circa 100 metri – poco più grande di un campo da calcio.

La geologia di Venere rivelata
Magellano ci ha offerto una visione senza precedenti della geologia di Venere. Similmente alla Terra, anche su Venere sono riconoscibili crateri da impatto meteoritico. Circa l’80% del pianeta è costituito da vaste pianure di lava vulcanica, costellate da un centinaio di grandi vulcani a scudo isolati e molte centinaia di vulcani più piccoli. Un’altra peculiarità sono le coronae, enormi strutture a forma di anello, larghe 100-300 chilometri e alte centinaia di metri, considerate quasi esclusive di Venere.
Tuttavia, a differenza della Terra, Venere non possiede placche tettoniche. Nonostante entrambi i pianeti siano rocciosi e di dimensioni simili, la dispersione del calore su Venere deve avvenire con modalità differenti.
Nuove sorprendenti scoperte: Venere è geologicamente attiva!
Recentissimi studi condotti dagli scienziati della NASA, basati sulle immagini raccolte oltre 30 anni fa da Magellano, stanno riservando enormi sorprese. Le analisi hanno rivelato che la superficie di Venere è modellata da processi dinamici, indicando una notevole attività geologica e suggerendo che la superficie stessa sia più “giovane” di quanto si pensasse.
In particolare, analizzando una serie temporale di immagini delle coronae di Magellano del 1991, acquisite a distanza di otto mesi, è stata riscontrata un’intensa attività vulcanica. È stato osservato che una bocca vulcanica all’interno di una corona, inizialmente di 2 km quadrati, ha raggiunto dopo otto mesi i 4 km quadrati di estensione.
Questi modelli suggeriscono che il flusso di calore emesso dalla superficie di Venere è maggiore in questi “punti caldi”, contrariamente a quanto avviene sulla Terra dove il calore è disperso attraverso la tettonica a placche. In queste aree vulcaniche, la litosfera del pianeta venusiano è spessa circa 11 chilometri, significativamente più sottile di quanto suggerito dagli studi precedenti. Ciò implica che Venere disperde il suo calore in queste aree vulcaniche con flussi di calore simili a quelli osservati sulla Terra lungo le dorsali oceaniche, dove si ha espansione crostale.
Tutto ciò suggerisce un processo convettivo interno al pianeta, con la presenza di pennacchi caldi che originano le coronae. Questi risultati sorprendenti forniscono un’immagine di come potesse apparire la Terra circa 2,5 miliardi di anni fa, prima che la crosta si suddividesse in diverse placche tettoniche.
Il futuro su Venere: L’attesa di VERITAS
La prossima missione della NASA su Venere, la Venus Emissivity, Radio science, InSAR, Topography, And Spectroscopy (VERITAS), avrà proprio lo scopo di ricostruire la storia dei processi passati e presenti del pianeta. Con i suoi radar all’avanguardia, VERITAS cercherà di definire ancora più dettagliatamente la superficie, misurando anche il campo gravitazionale per determinare la struttura interna del pianeta.
Per continuare ad osservare il pianeta gemello della Terra da vicino, riprendendo da dove Magellano si era interrotto, dovremo attendere il 2031, data attualmente stimata per l’inizio della missione VERITAS. Sarà un altro passo fondamentale nella comprensione di un mondo ancora così misterioso.
a cura di Maria Di Nezza
