Avventure antartiche (ma anche meno, grazie!)

Nel cuore dell’Antartide, tra paesaggi immacolati e insidie invisibili, ogni passo può fare la differenza. Ecco come la scienza e la tecnologia aiutano gli esploratori a non finire inghiottiti dai crepacci

di Stefano Urbini

Un istante sospesi sul nulla

Antartide, 1996. Durante una delle prime grandi traversate italiane verso l’interno del continente ghiacciato, un trattore cingolato da 16 tonnellate scivola silenziosamente su quello che sembra un normale tappeto di neve. Ma sotto quel manto candido si apre un crepaccio profondo decine di metri. In un attimo, il mezzo sprofonda e rimane incastrato nella gola del ghiacciaio.

Il veicolo in questione era il mio.

Quell’incidente, fortunatamente senza conseguenze gravi per l’equipaggio, fu una lezione impressa nella memoria. Ci mostrò in modo inequivocabile quanto fosse pericolosa e imprevedibile la superficie dell’Antartide.

Il nemico invisibile: il ponte di neve

Sin dalle prime esplorazioni del continente, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, i crepacci hanno rappresentato una delle minacce maggiori per gli esploratori. Queste spaccature, originate dalla deformazione dei ghiacci in movimento, possono essere larghe diversi metri e profonde anche centinaia. La loro pericolosità, però, non sta solo nelle dimensioni, ma nel fatto che spesso sono nascosti da uno strato sottile di neve, il cosiddetto ponte di neve, che li rende completamente invisibili.

Attraversarli, senza accorgersene, ha causato numerose tragedie nel corso della storia delle esplorazioni polari.

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Uno dei mezzi motorizzati della spedizioni trans-antartica del 1958 dopo un incontro ravvicinato con un crepaccio. Crediti: Fox Photos/Getty Images

La spedizione del ’96: tra nomi minacciosi e slitte cariche di scienza

Nel 1996, la spedizione italiana partì dalla base costiera Mario Zucchelli, diretta verso l’altopiano antartico per una missione scientifica sul paleoclima. Otto grandi slitte trainate da due Pisten Bully e due trattori Caterpillar affrontavano un percorso irto di pericoli.

  • mappa

La strada per raggiungere il limite inferiore della calotta (dove si è in relativa sicurezza; pallino blu) è piuttosto pericolosa e costellata da siti dai nomi piuttosto inquietanti: Hell’s Gate (la porta per l’inferno), Inexpressible Island (Isola dall’inesprimibile ospitalità), l’oscuro Widow Maker Glacier (ghiacciaio genera-vedove) e la… scala di servizio (Backstair Passage).

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E fu durante uno di questi passaggi, ancora prima di raggiungere la zona “sicura” della calotta, che uno dei mezzi precipitò nel crepaccio. Solo la forma a “V” della frattura impedì al trattore di sprofondare del tutto, consentendo al gruppo di organizzare un recupero durato due giorni.

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Le immagini che seguono descrivono i momenti cruciali per il salvataggio dell’equipaggio, rimasto intrappolato per alcune ore nel mezzo, e il recupero del mezzo stesso. La paura e le sensazioni provate in quei momenti sono difficilmente descrivibili.

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Come si esplora oggi l’Antartide: tra radar e GPS

Quell’episodio fu un campanello d’allarme: servivano nuovi strumenti per individuare i crepacci nascosti prima che fosse troppo tardi.

Fu così che, a partire dalle spedizioni successive, si iniziò a utilizzare in modo sistematico un’accoppiata tecnologica formidabile: GPR (Ground Penetrating Radar) e GPS, installati su elicottero. Sorvolando il ghiaccio a bassa quota, il radar è in grado di “vedere” sotto la neve e identificare i vuoti nascosti. I crepacci appaiono nei radargrammi come zone più chiare o fratture a “V” rovesciata.

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Grazie a queste tecnologie, oggi è possibile:

  • mappare nuovi percorsi in sicurezza,

  • costruire vere e proprie carte della pericolosità,

  • pianificare le attività scientifiche in zone remote minimizzando i rischi.

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Esempio di radargramma raffigurante un crepaccio aperto fino in superficie e con “ponte di neve” di spessore minimo

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Esempio di radargramma rappresentante un’area critica con molti crepacci a “V” rovesciata (larghi in fondo e stretti in cima)

In questo modo, è possibile visualizzare e mappare in maniera molto dettagliata i crepacci presenti lungo eventuali nuovi percorsi o costruire mappe di pericolosità , realizzando griglie di misura su aree specifiche creando un importante strumento per la sicurezza degli spostamenti in Antartide.

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Misure Radar da elicottero eseguite su zone specifiche per rilevare la presenza di crepacci sepolti (pallini rossi)

La scienza in movimento

Oggi i veicoli italiani in Antartide continuano a muoversi attraverso regioni potenzialmente crepacciate per:

  • condurre campagne geofisiche (come il progetto ITASE),

  • installare piste di atterraggio temporanee,

  • allestire punti di rifornimento per le tratte aeree tra le basi italiane e quelle francesi.

Ogni missione è un viaggio nel cuore della Terra ghiacciata, dove la bellezza mozzafiato del paesaggio si mescola a una costante tensione operativa. Ed è proprio in questo equilibrio tra rischio e conoscenza che la scienza polare continua a fare passi avanti, centimetro dopo centimetro, sotto l’occhio vigile di radar e satelliti.


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