Morte di Alfredino Rampi

Giugno 1981. Un bambino di sei anni, Alfredino Rampi, precipita in un pozzo a Vermicino, nei pressi di Frascati. L’Italia si ferma, attonita, davanti alla prima diretta televisiva non-stop della sua storia.

Dietro al dramma umano che ha segnato un’intera generazione, si nascondeva anche un problema tecnico e organizzativo: la scarsa conoscenza del sottosuolo e le difficoltà nella pianificazione di un intervento tempestivo e sicuro. Da quella tragedia — che rese Alfredino Rampi un nome scolpito nella memoria collettiva — nacque un lungo e complesso percorso di riforma nella gestione delle emergenze e nell’uso delle competenze geologiche al servizio della Protezione Civile.

Il fatto: Vermicino, 10 giugno 1981

Nella tarda serata del 10 giugno 1981, un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, cadde accidentalmente in un pozzo profondo 81 metri e circa 28 centimetri in diametro. Il bambino rimase bloccato inizialmente ad una profondità di 36 metri. Per tre giorni nel territorio di Vermicino, in località Selvotta presso Frascati, i soccorritori procedettero al recupero del bambino scavando un pozzo parallelo a poca distanza.
50 milioni di italiani assistettero alle operazioni dei soccorritori, con la prima diretta televisiva non-stop della RAI. All’alba del 13 giugno, dopo 60 ore, i tentativi di recupero risultarono vani. Il corpo di Alfredo Rampi, divenuto per tutti Alfredino, fu estratto solo dopo 28 giorni.

 

alfredo rampi


Cosa cambiò dopo Vermicino

A livello locale, all’indomani dell’evento di Vermicino, nacque il Centro Alfredino Rampi. Da oltre 40 anni il centro si occupa di prevenzione dei rischi ambientali e della formazione dei cittadini grazie alle diverse sedi presenti sul tutto il territorio nazionale. Poco dopo, nel 1981, la Provincia di Roma si dotò di un Ufficio Protezione Civile e successivamente istituì formalmente anche un Ufficio Geologico.

Ma questo evento drammatico e il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 avevano ormai evidenziato la necessità di un coordinamento nella gestione dei soccorsi e delle risorse basato su una collaborazione tra diverse strutture autonome. Un percorso caratterizzato da grandi difficoltà partito dalla promessa che il Presidente Sandro Pertini fece alla Signora Bizzarri Franca Rampi, madre di Alfredino, che avrebbe creato per lei un ministero.

Così con la Legge n. 938 del 1982 fu istituito il Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile e del Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito della Presidenza del Consiglio. L’approvazione della legge n. 225 avvenuta il 24 febbraio 1992, istituì il Servizio Nazionale della Protezione Civile guidata da Giuseppe Zamberletti considerato il suo “padre fondatore”.

Fu l’inizio di un sistema articolato, basato sul principio di sussidiarietà, cooperazione tra enti, e valorizzazione delle competenze scientifiche — tra cui quelle geologiche.

La svolta geologica: conoscenza del sottosuolo e norme operative

La tragedia di Vermicino rese evidente anche un vuoto normativo sulla conoscenza del sottosuolo italiano. Per questo motivo:

  • Nel 1984, con la Legge n. 464, fu reso obbligatorio comunicare ogni studio o perforazione del sottosuolo al Servizio Geologico d’Italia (oggi ISPRA), sia per finalità di ingegneria civile sia per ricerca idrica.

  • Nel 1988 venne avviato l’aggiornamento della cartografia geologica nazionale alla scala 1:50.000, attraverso il Progetto CARG (Cartografia Geologica e Geotematica), tuttora uno strumento fondamentale per la gestione del territorio e la prevenzione del rischio geologico.

  • Sempre nel 1988 furono emanate le prime linee guida nazionali per relazioni geologiche e geotecniche nei lavori pubblici, poi confluite nelle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2008, aggiornate nel 2018 e 2023).

  • Nel 1990, infine, la Legge n. 339 istituì formalmente gli Ordini Regionali dei Geologi, sancendo il ruolo della professione geologica come presidio per la sicurezza del territorio.

Memoria e futuro

Vermicino non fu solo una ferita profonda per il Paese. Fu anche un punto di svolta. Oggi, grazie a quella dolorosa esperienza, possiamo contare su un sistema nazionale di protezione civile più coordinato e su strumenti geologici all’avanguardia per prevenire e affrontare emergenze.

Ricordare Alfredino Rampi, oggi, significa anche riconoscere quanto la scienza e la conoscenza del territorio siano fondamentali per salvare vite umane. E che ogni lezione, anche la più amara, può diventare l’origine di un cambiamento profondo.


a cura di Maria Di Nezza