Il 12 giugno 1922 nasceva a Firenze Margherita Hack, una delle figure più importanti della scienza italiana del Novecento. Astrofisica di fama internazionale, divulgatrice instancabile e protagonista del dibattito pubblico per oltre mezzo secolo, Hack ha contribuito non solo allo sviluppo della ricerca astronomica italiana, ma anche a cambiare il rapporto tra scienza e società nel nostro Paese.
Quando si pensa a Margherita Hack, è facile ricordare il suo carattere diretto, la sua schiettezza e la sua capacità di spiegare concetti complessi con parole semplici. Ma dietro quella straordinaria abilità comunicativa c’era una ricercatrice rigorosa, che dedicò la propria vita allo studio delle stelle e dell’evoluzione dell’Universo.

L’incontro con l’astronomia
Durante gli anni universitari scoprì la fisica e, quasi per caso, l’astronomia. Fu una rivelazione. I corsi tenuti presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri le aprirono le porte di un universo fatto di stelle, galassie e fenomeni cosmici ancora in gran parte da comprendere.
Proprio ad Arcetri sviluppò la sua tesi di laurea, dedicata alle Cefeidi, stelle particolarmente importanti perché consentono agli astronomi di misurare le distanze nell’Universo. Erano gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, un periodo difficile che non fermò la sua passione per la ricerca.
La trasformazione dell’Osservatorio di Trieste
La svolta della sua carriera arrivò nel 1964, quando ottenne la cattedra di Astronomia all’Università di Trieste e assunse la direzione dell’Osservatorio Astronomico della città.
Negli anni successivi lavorò per trasformare l’istituto in un centro di ricerca moderno e aperto al mondo. Promosse collaborazioni internazionali, attirò giovani ricercatori e ricercatrici e contribuì a far crescere una delle realtà scientifiche più importanti nel panorama astronomico italiano.
Sotto la sua guida l’Osservatorio di Trieste divenne un punto di riferimento per la ricerca astrofisica, dimostrando come investire nelle persone e nelle idee possa cambiare il destino di un’intera istituzione.
La scienza spiegata a tutti
Se il suo contributo scientifico è stato fondamentale, è probabilmente come divulgatrice che Margherita Hack è entrata nell’immaginario collettivo degli italiani.
Con il suo linguaggio diretto e la sua straordinaria capacità comunicativa, riuscì a raccontare concetti complessi senza semplificarli eccessivamente. Attraverso libri, conferenze, articoli e apparizioni televisive, avvicinò milioni di persone all’astronomia e alla ricerca scientifica.
Per molti italiani è stata la prima voce a spiegare cosa fossero le galassie, i buchi neri, l’evoluzione delle stelle o le missioni spaziali. In un’epoca in cui la divulgazione scientifica era molto meno diffusa di oggi, contribuì a costruire un ponte tra il mondo della ricerca e la società.
Un’eredità che continua a ispirare
Margherita Hack si è spenta a Trieste nel 2013 all’età di 91 anni, ma la sua eredità continua a vivere nella ricerca, nella divulgazione e nelle tante persone che ha ispirato ad avvicinarsi alla scienza.
Ricordarla significa celebrare non solo una grande astrofisica, ma anche una figura che ha dimostrato quanto la conoscenza possa essere condivisa e resa accessibile a tutti.
Per rendere omaggio alla sua passione per l’esplorazione del cosmo, ricercatori e ricercatrici dell’INGV hanno realizzato Space Memory, un gioco dedicato a pianeti, stelle, galassie e missioni spaziali. Un modo divertente per allenare la memoria e, allo stesso tempo, scoprire qualcosa in più sull’Universo che Margherita Hack ha contribuito a raccontare a generazioni di italiani.
a cura di Maria Di Nezza
