Il sottile filo che lega ricerca e divulgazione scientifica
La divulgazione scientifica ha il compito fondamentale di rendere accessibili i risultati della ricerca, avvicinandoli alla vita quotidiana dei cittadini. Per essere efficace, deve mantenere un equilibrio tra chiarezza e rigore, evitando il rischio del sensazionalismo, che può minare la credibilità della scienza stessa
Di recente, diversi articoli divulgativi hanno riportato i risultati di uno studio scientifico su Falerii Novi, un’antica città romana nel Lazio. La ricerca, condotta da studiosi dell’Università di Cambridge e dell’Università di Ghent, ha utilizzato tecniche geofisiche avanzate per mappare le strutture sepolte del sito.
Metodologia della ricerca
Falerii Novi, situata in provincia di Viterbo, è stata oggetto di un rilievo geofisico estensivo con tecniche di Ground Penetrating Radar (GPR) e misura del gradiente magnetico verticale. Questi metodi hanno permesso di ottenere una mappatura dettagliata delle strutture archeologiche senza la necessità di scavi invasivi.
La divulgazione mediatica e il rischio del sensazionalismo
La pubblicazione dello studio ha suscitato grande interesse mediatico, il che è positivo per la valorizzazione della ricerca. Tuttavia, il modo in cui i media hanno raccontato la scoperta ha sollevato alcune criticità.
Molti articoli hanno enfatizzato il GPR come una rivoluzione assoluta per l’archeologia, trasmettendo l’idea che sia uno strumento in grado di “scoprire città sepolte” senza alcun bisogno di scavi. Questa narrazione, probabilmente influenzata da una semplificazione eccessiva del titolo originale dello studio, rischia di distorcere la reale portata della ricerca.
L’uso del GPR in archeologia: una tecnologia consolidata
Le tecniche geofisiche applicate all’archeologia rappresentano ormai uno strumento consolidato per l’indagine del sottosuolo. Tra queste, il Ground Penetrating Radar (GPR) e il magnetometro sono utilizzati da decenni per guidare e ottimizzare le campagne di scavo, migliorando l’efficacia della ricerca senza la necessità di interventi invasivi.
L’integrazione tra GPR e gradiente magnetico verticale permette agli archeologi di individuare con precisione le aree di maggiore interesse, ottimizzando tempi e risorse. Sebbene i progressi tecnologici abbiano incrementato la qualità delle analisi, il loro utilizzo non rappresenta una rivoluzione, ma piuttosto un affinamento di metodologie già ampiamente collaudate.
I limiti della tecnologia e il contesto della ricerca
Nonostante le sue potenzialità, il GPR ha anche limiti significativi. La sua efficacia dipende dalla conformazione del terreno e dallo stato di conservazione del sito: su suoli molto alterati o ricoperti da vegetazione fitta, i risultati possono essere meno chiari. Inoltre, strumenti GPR multicanale, come quello usato nello studio su Falerii Novi, hanno costi elevati, spesso proibitivi per la ricerca archeologica italiana, che dispone di risorse limitate.
Un esempio significativo è il caso della presunta “stanza segreta” di Nefertiti nella tomba di Tutankhamon, indagata proprio con il GPR e successivamente smentita. Questo dimostra come, senza un’interpretazione critica dei dati, il rischio di sovrastimare le capacità dello strumento sia concreto.
Sistema GPR a singolo canale (indagine INGV a Castrum Novum (Civitavecchia, RM)

Esempio di area difficilmente indagabile con sistema multicanale (indagine INGV a Castrum Novum (Civitavecchia, RM)
Tecniche complementari: LIDAR e fotogrammetria multispettrale
Oltre al GPR, altre tecnologie stanno rivoluzionando l’archeologia, tra cui il LIDAR e la fotogrammetria multispettrale da drone.
- Il LIDAR utilizza impulsi laser per creare mappe altimetriche dettagliate, rivelando anomalie del terreno anche sotto fitte coperture vegetali.
- La fotogrammetria multispettrale permette di ottenere immagini ad alta risoluzione utili per la documentazione degli scavi e la ricostruzione tridimensionale dei siti.
Queste tecniche, integrate con il GPR, offrono agli archeologi strumenti potenti per esplorare il passato senza compromettere l’integrità dei siti.
Impiego della fotogrammetria da drone per la mappatura dei risultati di scavo archeologico (indagine INGV a Castrum Novum, Civitavecchia, RM).
Il ruolo della divulgazione scientifica
L’analisi del caso di Falerii Novi evidenzia un problema diffuso nella comunicazione scientifica: la ricerca viene spesso semplificata in modo eccessivo, privilegiando titoli accattivanti rispetto all’accuratezza delle informazioni. Questo può generare aspettative irrealistiche e, nel lungo termine, compromettere la fiducia del pubblico nella scienza.
La divulgazione deve quindi bilanciare coinvolgimento e rigore, presentando i risultati in modo chiaro ma senza distorsioni. Solo così la scienza può entrare a far parte della vita quotidiana, offrendo strumenti di conoscenza autentici e affidabili.



