Monitorare gli incendi dallo spazio
Come i satelliti aiutano a comprendere e prevedere l’evoluzione degli incendi a scala globale
di Ingrid Hunstad e Lili Cafarella
Durante l’estate del 2020, alcune regioni a nord del Circolo Polare Artico hanno registrato temperature eccezionalmente elevate, con valori superiori alla media anche di 10 °C. Queste condizioni hanno aumentato il rischio di incendi nelle vaste aree remote dell’Artico, una dinamica che si ripete ogni anno con maggiore intensità.
L’attività di monitoraggio degli incendi — nell’Artico e nel resto del mondo — si avvale oggi dei sistemi satellitari del programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea: Copernicus.
Cos’è Copernicus?
Copernicus è il Programma europeo per l’osservazione della Terra, progettato per monitorare costantemente lo stato del nostro pianeta, anche per quanto riguarda gli incendi boschivi. Utilizza una vasta rete di dati provenienti da satelliti, sensori aerei, marittimi e da stazioni a terra, e rende pubbliche informazioni fondamentali per autorità, protezione civile, ricerca e cittadini.
Il ruolo di CAMS e GFAS
Uno dei servizi Copernicus è il CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service), responsabile del monitoraggio della qualità dell’aria. Dopo gli incendi senza precedenti del 2018 e 2019, CAMS ha intensificato l’attività di sorveglianza attraverso il sistema GFAS (Global Fire Assimilation System), che fornisce stime giornaliere delle emissioni e dell’intensità degli incendi in tutto il mondo, basandosi su dati satellitari.
Queste informazioni vengono confrontate con gli andamenti storici per elaborare previsioni a lungo termine. Nell’estate 2020, ad esempio, si osservavano già numerosi focolai attivi nell’Artico, con un’evoluzione attesa in aumento durante i mesi di luglio e agosto.
Previsioni, fumo e impatto sulla salute
I modelli matematici di CAMS elaborano i dati raccolti per prevedere come il fumo e gli inquinanti prodotti dagli incendi si sposteranno nell’atmosfera. Queste previsioni sono utili sia a livello strategico — per decisioni governative e piani di protezione civile — sia nella vita quotidiana. Alcune app gratuite, come BreezoMeter, usano i dati CAMS per aiutare le persone a limitare l’esposizione all’inquinamento da fumo.
Temperature, suolo e clima: gli ingredienti invisibili degli incendi
Oltre a monitorare la qualità dell’aria e le emissioni, Copernicus fornisce strumenti preziosi per comprendere le condizioni che favoriscono l’innesco e la propagazione degli incendi. Il servizio C3S (Copernicus Climate Change Service) osserva in modo sistematico variabili ambientali chiave, come temperatura dell’aria, precipitazioni, umidità del suolo e dell’atmosfera, elaborando anomalie e confronti storici.
Nel corso della primavera 2020, ad esempio, i dati di C3S mostravano una persistente anomalia termica nella Siberia settentrionale, con temperature fino a 12 °C superiori alla media climatica del trentennio 1981–2010. Nei mesi di marzo, aprile e maggio si sono registrate precipitazioni inferiori alla norma e livelli eccezionalmente bassi di umidità del suolo, in particolare nei primi 7 cm di profondità. Questa combinazione di aria più calda e suolo più secco, osservata anche nelle regioni artiche adiacenti, ha creato le condizioni ideali per incendi estesi e di lunga durata.
Queste osservazioni sono sintetizzate in mappe tematiche che mostrano le anomalie climatiche stagionali. Analizzando tali dati su archi temporali di 40 anni, gli scienziati possono valutare i segnali precursori che aumentano il rischio di incendio — contribuendo così alla prevenzione e alla gestione del pericolo.
Anche nel 2019 si erano registrate anomalie termiche simili, confermando che il fenomeno non era isolato. Il trend osservato negli ultimi anni suggerisce che le estati artiche saranno sempre più soggette a eventi estremi, con un impatto non solo locale, ma anche sull’equilibrio atmosferico e climatico globale.


Un sistema integrato per la previsione
Infine, Copernicus Emergency Management Service (EMS) ha sviluppato un sistema predittivo basato su previsioni meteorologiche in grado di stimare il pericolo di incendi con 10–15 giorni di anticipo, fornendo un ulteriore strumento di prevenzione e gestione del rischio.
🛠️ Aggiornamento editoriale – Luglio 2025
Questo articolo, pubblicato nel luglio 2020, mantiene oggi una straordinaria attualità. Il monitoraggio satellitare degli incendi è diventato uno strumento sempre più centrale nella gestione delle emergenze ambientali.
In particolare nel luglio 2025, due vasti incendi hanno colpito l’area del Grand Canyon: il Dragon Bravo fire e il White Sage fire hanno devastato oltre 20.000 ettari di foresta, causando evacuazioni, danni strutturali e la distruzione di edifici storici come il Grand Canyon Lodge. A documentare la progressione degli incendi sono stati i satelliti della NASA, tra cui Terra (con il sensore MODIS) e Landsat 8 e 9 (con OLI e OLI-2), che hanno acquisito immagini multispettrali in falsi colori capaci di evidenziare le aree bruciate, i fronti di fiamma attivi e perfino le linee di ritardante aereo sganciato dai mezzi antincendio.
Le piattaforme FIRMS, Worldview e Fire Events Explorer della NASA hanno inoltre permesso un monitoraggio quasi in tempo reale dell’estensione degli incendi, fornendo dati fondamentali ai team di gestione e risposta sul territorio.
L’evento dimostra quanto il contributo delle osservazioni satellitari sia oggi frutto di una sinergia internazionale: i sistemi della NASA lavorano in parallelo e in cooperazione con i servizi europei Copernicus (CAMS, C3S ed EMS), offrendo una visione integrata degli eventi estremi e del loro impatto su scala planetaria.
