Profondo blu, discarica del pianeta: le mappe che esplorano l’inquinamento di mari e oceani

Quali sono i mari più inquinati? Quali sono le principali sostanze che stanno avvelenando acque, fondali e coste? E a quanto ammontano le reali dimensioni del fenomeno? EMODnet Chemistry raccoglie dati chimici marini sintetizzandoli in mappe e prodotti digitali per tutti i mari europei, uno strumento fondamentale per comprendere e tutelare la salute dei nostri mari.

di Giulia Francisconi e Simona Simoncelli

Passeggiare in riva al mare è una delle cose più piacevoli che possiamo fare. Durante le cocenti giornate estive sentire sotto le dita dei piedi la sabbia umida, venire abbracciati dalle piccole onde che si infrangono sulla riva regala una straordinaria sensazione di pace. E mentre osserviamo le conchiglie i nostri occhi cadono su oggetti inanimati, che nulla hanno a che vedere con quel contesto naturale. Prima una, poi due, poi dieci, e poi ancora a spot in qua e là ci sono bottiglie di plastica, sacchetti per alimenti, confezioni di cartone, sigarette, cotton-fioc e, addirittura, assorbenti. Tutto intorno, sembrano emergere dalla sabbia rifiuti e sporcizia.

In prima battuta ci salta addosso un sentimento di disgusto e indignazione per la maleducazione della gente, che disperde senza controllo l’immondizia prodotta. Poi un pensiero più angosciante fa capolino nella mente: ovvero che quello scempio non sia un episodio isolato. Ed ecco che il nostro orecchio si fa più sensibile alle notizie che parlano di animali spiaggiati, morti per la troppa plastica ingerita; che spiegano come noi stessi ci nutriamo di sostanze pericolose, quelle che si trovano nei pesci vittime dell’inquinamento; che mostrano fondali talmente pieni di rifiuti da coprire chilometri e chilometri, a discapito della flora e della fauna marittime.

Come un’epidemia virulenta, il degrado affligge acque e coste in ogni parte del mondo. La mancanza di procedure di smaltimento appropriate, l’industrializzazione intensiva, il profitto ad ogni costo (anche ambientale), la carenza di senso civico da decenni stanno opprimendo gli oceani e la loro biodiversità.

Ma a quanto ammontano le reali dimensioni del fenomeno? Quali sono i mari più inquinati? E quali sono le principali sostanze che stanno avvelenando acque, fondali e coste?

Informazioni aggiornate sono fornite da EMODnet (European Marine Observation and Data Network), l’infrastruttura europea di osservazione e raccolta dati sull’ambiente marino. Si tratta di un network di oltre 150 organizzazioni che lavorano insieme per osservare il mare, elaborare dati secondo standard internazionali e renderli liberamente disponibili a tutti i portatori di interesse, quali politici, scienziati, settori industriali e gente comune. Attualmente, i dati vengono sintetizzati in mappe digitali di tutti i mari europei, mostrandone il grado di contaminazione e gli inquinanti riscontrati. Esse mostrano la distribuzione spaziale e temporale dei rifiuti sulle coste (materiali polimerici artificiali, tessuti, vetro/ceramica, rifiuti ospedalieri, metalli, carta/cartone, inquinanti, legno lavorato, gomma, rifiuti sanitari) e sui fondali marini, mentre in futuro consentiranno di stabilire come le diverse sostanze nocive influiscano sulla salute degli ecosistemi e di valutare l’efficienza delle misure di riduzione dell’inquinamento adottate dall’Unione Europea.

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Composizione dei rifiuti spiaggiati espressi in percentuali ottenuti da attività di monitoraggio nel 2017 (materiali polimerici artificiali, tessuti, vetro/ceramica, rifiuti ospedalieri, metalli, carta/cartone, inquinanti, legno lavorato, gomma, rifiuti sanitari e altro)

Il portale tematico che si occupa di raccogliere e organizzare le informazioni prende il nome di EMODnet Chemistry. La coordinatrice Alessandra Giorgetti ha dichiarato che «Queste mappe sono il frutto di un grande sforzo condiviso per riunire e integrare i dati, prodotti da centinaia di fonti». In effetti, sono stati istituiti una serie di punti di controllo nel Mediterraneo, nel Mare del Nord fino all’Artico, e poi ancora nel Mar Baltico e nel Mar Nero. Il monitoraggio si è concentrato soprattutto sul rilevamento di composti sintetici (tipo pesticidi e prodotti farmaceutici), metalli pesanti, radionuclidi, fertilizzanti e altre sostanze ricche di azoto e fosforo, materia organica (come quella scaricata in mare dalle fognature) e gli idrocarburi. La plastica, in particolare, è stata rilevata in quasi tutta la vita marina, dalle balene ai molluschi.

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Numero medio di buste di plastica per ogni rilevamento su 100m di spiaggia nel 2017.

Al fine di garantire una maggiore copertura geografica per la raccolta dei dati, EMODnet Chemistry si è affiliata a SeaDataNet, un’infrastruttura paneuropea per la gestione dei dati marini. Insieme svolgono un ruolo importantissimo, soprattutto in vista della Decade degli Oceani (2021-2030). I dati raccolti contribuiranno a definire le priorità su cui è urgente agire, almeno a livello europeo.

In generale, le mappe sono un’occasione per tutti, addetti ai lavori e cittadini comuni, di vedere coi propri occhi quanto le diverse forme di inquinamento stiano affliggendo l’Europa. La contaminazione da sostanze nocive spesso non è percepibile.

Le evidenze scientifiche testimoniano che i rifiuti, oltre ad inquinare il “profondo blu”, ritornano a noi che mangiamo pesce contaminato, che facciamo il bagno in acque poco pulite, che vediamo la sporcizia adagiarsi sulle spiagge e risalire i fiumi.

Tutto torna indietro, come ad avvisarci della nostra incoscienza. Conoscere l’estensione del fenomeno è un passaggio fondamentale per non sminuirlo, quindi per prevenirlo.


Questo articolo è stato scritto nell’ambito della Convenzione INGV-Università di Padova per lo svolgimento di tirocini di formazione ed orientamento. Giulia Francisconi partecipa al Master in Comunicazione delle Scienze