Conoscere i sinkhole
Fenomeni di dissesto repentini e drammatici, di origine naturale o antropica, che mettono a rischio persone e infrastrutture
Eventi improvvisi e spettacolari
Tra le diverse forme di catastrofi naturali che interessano la superficie terrestre, gli sprofondamenti del terreno – noti con il termine sinkhole – rappresentano gli eventi più drammatici, per la rapidità e l’imprevedibilità con cui possono avvenire.
Due esempi eclatanti si sono verificati negli ultimi anni nella provincia di Roma.
Nel gennaio del 2001, nei pressi del paese di Marcellina, ai piedi dei Monti Lucretili, uno sprofondamento improvviso ha devastato un’ampia porzione di terreno agricolo: una cavità di 35 metri di diametro e 15 di profondità.

Più recentemente, nel febbraio del 2010, tra gli abitati di Carpineto e Montelanico, nella piana intermontana dei Monti Lepini, si è aperta una voragine di 6 metri di diametro e 28 di profondità, in prossimità della strada provinciale carpinetana.

I sinkhole possono formarsi lentamente oppure aprirsi all’improvviso, inghiottendo tutto ciò che si trova in superficie.
Un fenomeno globale
Questi sprofondamenti assumono nomi diversi a seconda delle aree del mondo: cenote in America Centrale, swallet o doline nei Paesi anglosassoni. In tutti i casi si tratta di depressioni del terreno o cavità prodotte dal collasso degli strati rocciosi superficiali.
Le dimensioni possono variare da pochi metri ad alcune centinaia, rappresentando quindi un serio rischio per l’incolumità delle persone e delle infrastrutture.
In Italia, il primo censimento sistematico dei casi di sprofondamento – naturali e di origine antropica – è stato realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).
Lo studio ha mostrato che i sinkhole naturali avvengono più frequentemente nelle conche intramontane, nelle grandi pianure e lungo i loro margini.

Distribuzione dei sinkhole censiti sul territorio italiano (fonte ISPRA)
Le indagini dell’INGV
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) svolge da anni attività di ricerca e monitoraggio per la caratterizzazione geofisica dei sinkhole e dei processi che li generano.
A questo scopo è stato stipulato un accordo di collaborazione tra l’INGV e il Servizio Geologico dell’Ente Città Metropolitana di Roma Capitale, con l’obiettivo di studiare e monitorare le aree più soggette a fenomeni di sprofondamento.
Negli ultimi anni sono stati indagati e monitorati diversi siti, tra cui:
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il Bacino delle Acque Albule,
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i territori comunali di Montelibretti e Montelanico,
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e il Parco Yitzhak Rabin all’interno della città di Roma.
Tutte queste aree mostrano un’elevata predisposizione allo sviluppo di sinkhole, rendendo necessarie indagini approfondite e costanti attività di sorveglianza.
Come si formano i sinkhole
Il termine sinkhole fu introdotto nel 1968 da Fairbridge per descrivere depressioni circolari o collassi causati dal crollo di cavità carsiche sotterranee. Tuttavia, fenomeni simili possono formarsi anche in contesti geologici non carsici ma con caratteristiche analoghe.
Un esempio emblematico è quello delle coste del Mar Morto, in Israele, dove i sinkhole derivano dalla dissoluzione di uno strato di sale minerale depostosi circa 10.000 anni fa.
In generale, l’esistenza di un substrato di rocce solubili (come i calcari dell’Appennino) coperto da una coltre di depositi alluvionali poco coesi costituisce la condizione predisponente alla formazione di sinkhole.

Fattori scatenanti
Oltre alle caratteristiche geologiche, entrano in gioco anche fattori dinamici che innescano il collasso.
I principali fattori scatenanti sono:
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La circolazione idrica sotterranea in pressione, che genera flussi erosivi ascendenti (deep piping);
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Gli impulsi sismici, che producono vibrazioni improvvise;
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Le vibrazioni e i carichi di origine antropica, dovuti ad attività umane come traffico, costruzioni o scavi.
Sulla base di queste condizioni predisponenti e scatenanti, i sinkhole si formano prevalentemente in aree a elevata probabilità di accadimento, definite sinkhole prone areas.
Il processo di evoluzione avviene dal basso verso l’alto e diventa visibile solo nella fase finale, quando il terreno di copertura cede e collassa improvvisamente.
Rischi e prevenzione
Sebbene non sia possibile prevedere con precisione dove e quando si verificherà un sinkhole, è possibile identificare le zone a rischio attraverso indagini geofisiche e geologiche.
Delimitare le aree più vulnerabili consente di programmare interventi di monitoraggio e prevenzione prima della costruzione di nuovi insediamenti o infrastrutture.
Queste attività rappresentano strumenti fondamentali per mitigare il rischio, tutelare la sicurezza pubblica e salvaguardare l’incolumità di persone e beni.


In copertina foto di Dave Bunnell
