Frammenti di geologia: le ‘Dolomiti lucane’
Somigliano alle Dolomiti alpine, ma le Dolomiti Lucane raccontano una storia geologica completamente diversa: rocce giovani, nate in un mare profondo, scolpite dall’erosione in guglie spettacolari
Nel cuore della Basilicata, tra gli abitati di Castelmezzano e Pietrapertosa, si innalza uno degli scenari più suggestivi dell’Appennino meridionale: le Dolomiti Lucane. Guglie rocciose, creste affilate e falesie vertiginose disegnano un paesaggio che ricorda le celebri Dolomiti del Trentino-Alto Adige, tanto da aver ereditato da esse il nome. Ma dietro la somiglianza estetica si nasconde una storia geologica molto diversa e altrettanto affascinante.
Due montagne, due storie lontane
Le Dolomiti alpine e quelle lucane non potrebbero essere più diverse per età e origine. Le prime affondano le radici nel Triassico, circa 250 milioni di anni fa, quando le loro rocce carbonatiche si formarono in un mare basso e caldo, simile agli attuali mari tropicali.
Le Dolomiti Lucane, invece, raccontano un capitolo molto più recente della storia della Terra: hanno “appena” 13,5 milioni di anni (Miocene medio). Qui le rocce non sono carbonatiche, ma silicoclastiche: conglomerati, arenarie e siltiti. Sono i prodotti dell’erosione delle montagne in sollevamento che formavano la giovane catena appenninica. I detriti, trasportati da grandi frane sottomarine, si accumularono in profondità in un antico bacino marino, stratificandosi in enormi pacchi sedimentari.
Il Flysch di Gorgoglione e le correnti di torbida
Queste rocce sono note in geologia come Flysch di Gorgoglione. Si tratta di sedimenti torbiditici, depositi caratteristici generati dalle cosiddette correnti di torbida: flussi caotici di acqua e sedimenti, innescati da crolli e frane sottomarine, capaci di viaggiare per chilometri trasportando materiali di ogni dimensione, dai ciottoli fino alle particelle più fini di limo e argilla.
Per questo motivo, negli affioramenti delle Dolomiti Lucane osserviamo un’alternanza regolare di strati: livelli grossolani di conglomerati e arenarie, seguiti da livelli più sottili e compatti di siltiti. È la firma tipica di questi ambienti sottomarini di deposizione.
Castelmezzano
Le guglie scolpite dall’erosione
A rendere spettacolare questo paesaggio è soprattutto il ruolo dell’erosione atmosferica. Nel corso di milioni di anni, acqua e vento hanno scolpito i livelli più resistenti di conglomerati e arenarie, modellandoli in guglie, torri e pareti verticali. Queste forme, che ricordano le più celebri Dolomiti alpine, sono il segno tangibile di un paesaggio in continua trasformazione, dove la geologia plasma l’ambiente e lo rende unico.
Un patrimonio naturale e culturale
Le Dolomiti Lucane non sono solo un fenomeno geologico: sono diventate un simbolo identitario della Basilicata e un richiamo per il turismo naturalistico e culturale. I borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, incastonati tra le rocce, offrono un punto di osservazione privilegiato per ammirare queste spettacolari formazioni e per comprendere come le forze geologiche abbiano modellato non solo il paesaggio, ma anche la vita delle comunità locali.


