COP: storia e prospettive di un’iniziativa globale contro il cambiamento climatico

Dal primo Summit della Terra del 1972 agli accordi di Rio e alla recente COP29 a Baku: un viaggio nella storia delle Conferenze delle Parti e delle sfide globali per affrontare la crisi climatica

di Carlos H. Caracciolo e Anita Grezio

Tra l’11 e il 22 novembre a Baku, capitale dell’Azerbaijan, si è tenuta la COP 29. Questo incontro annuale rappresenta un momento cruciale di dialogo internazionale su una delle sfide più urgenti del nostro tempo: il riscaldamento globale.

La COP29 si è svolta in un contesto complesso, in un paese con significative criticità nel rispetto dei diritti umani, come evidenziato dall’ultimo rapporto di Amnesty International. Inoltre l’Azerbaijan, la cui economia si basa in gran parte sullo sfruttamento di combustibili fossili, non sembrava il luogo ideale per ospitare un evento dedicato alla lotta contro i cambiamenti climatici. A peggiorare il quadro la conferenza è iniziata pochi giorni dopo le elezioni negli Stati Uniti, che hanno visto la vittoria di Donald Trump, noto per il suo passato ritiro dagli accordi di Parigi e le promesse di nuovi disimpegni.

Cosa sono le COP?

Il termine COP sta per “Conferenza delle Parti” (Conference of the Parties), ovvero dei paesi firmatari della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), istituita a seguito degli accordi di Rio de Janeiro del 1992. La prima COP si tenne a Berlino nel 1995, segnando l’inizio di un lungo percorso di negoziazioni.

Tuttavia, la preoccupazione per i cambiamenti climatici non nasce negli anni ’90. Già negli anni ’60 e ’70, la comunità scientifica e politica iniziava a interrogarsi sulle interazioni tra attività umane e clima.

Il primo segnale di consapevolezza globale arrivò con il Summit della Terra di Stoccolma del 1972, che sottolineò la necessità di monitorare le attività umane potenzialmente impattanti sul clima. Sebbene il livello di conoscenze fosse ancora limitato, la consapevolezza dell’effetto serra e del ruolo della CO2 era già consolidata nella comunità scientifica sin dalla fine del XIX secolo.

Quello che si stava cominciando a capire era l’incidenza delle attività umane nell’equilibrio climatico del pianeta. A questo punto, però, il sistema economico e industriale era già maturo e la rete di interessi sufficientemente forte da rendere difficile il necessario cambio di rotta. Tuttavia, come diceva Bert Bolin (uno dei principali scienziati di quegli anni) i risultati scientifici erano ancora presentati in termini di cambiamenti medi della temperatura globale. Quindi non avevano l’appeal sufficiente per attirare l’attenzione delle autorità politiche. Non non si parlava ancora in concreto del possibile aumento delle ondate di calore, di siccità, della frequenza e energia degli uragani e delle inondazioni, ovvero degli impatti diretti sulla società.

La COP2 si è svolta dall’11 al 22 novembre 2024 a Baku in Azerbaigian

Le prime basi per un’azione climatica globale

Un punto di svolta arrivò con la Prima Conferenza Mondiale sul Clima del 1979, tenutasi a Ginevra, durante la quale si analizzarono i primi segnali di un possibile cambiamento climatico causato dall’uomo. Gli scienziati avevano già iniziato a sviluppare modelli climatici globali in grado di proiettare i futuri cambiamenti climatici e il loro impatto sul pianeta. Nei primi anni ‘80, a Princeton, il gruppo diretto da Joseph Smagorinsky, continuava non solo ad analizzare l’eventualità di un cambiamento climatico di origine antropica ma si spingeva a stimare il suo impatto sul livello del mare, sull’agricoltura, sulla disponibilità di acqua. A livello delle istituzioni internazionali, si moltiplicarono le iniziative.

Negli anni ’80 si posero le basi istituzionali per la lotta al riscaldamento globale. Nel 1988 nacque l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), con l’obiettivo di valutare scientificamente i cambiamenti climatici, i loro impatti e le strategie di mitigazione. Uno dei suoi fondatori, Mostafa Tolba, avvertì già nel 1982 che le politiche allora vigenti avrebbero portato a un disastro ambientale senza precedenti. Nel 1990 si riunì la seconda Conferenza Mondiale sul Clima e l’IPCC pubblicò suo primo rapporto in cui si ribadiva che il cambiamento climatico era una sfida globale e forniva il supporto scientifico per un accordo internazionale sul cambiamento climatico, quello che sarà approvato due anni dopo in Brasile dai rappresentanti di 154 paesi.

L’origine dell’IPCC nel 1988

Le sfide della cooperazione globale sul clima

Durante la Conferenza ONU di Rio de Janeiro del 1992 venne formalizzata la UNFCCC, e si sancì un principio fondamentale per la governance climatica globale: le “responsabilità comuni ma differenziate.” In particolare, si sosteneva che

le Parti dovranno proteggere il sistema climatico a beneficio della presente e delle future generazioni dell’Umanità, sulle basi dell’equità e d’accordo con la loro comune ma differenziata responsabilità e le rispettive capacità

Questo accordo rifletteva la necessità di bilanciare equità e urgenza, assegnando ai paesi industrializzati un ruolo guida nella riduzione delle emissioni e nel sostegno ai paesi più vulnerabili. Per verificare l’applicazione dell’accordo raggiunto alla Conferenza e perfezionare gli strumenti legali per la sua applicazione, gli stati firmatari (le Parti) si sarebbero riuniti ogni anno: le COP, appunto. Tuttavia, la complessità di tradurre tali principi in azioni concrete si è rivelata evidente fin dalle prime COP.

Con la prima COP di Berlino nel 1995 si avviò un percorso lungo e accidentato, che continua ancora oggi. Da allora, molte COP hanno segnato momenti chiave: dagli Accordi di Kyoto del 1997, che fissarono obiettivi vincolanti per i paesi industrializzati, fino agli Accordi di Parigi del 2015, con l’impegno globale a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Tuttavia, le emissioni di gas serra continuano a crescere e il divario tra paesi ricchi e poveri sulle responsabilità e i costi della crisi climatica resta un tema controverso, come dimostra la COP29 di Baku. Le tensioni tra sviluppo economico, equità e urgenza climatica rimangono al centro del dibattito, sottolineando che l’impegno internazionale, seppur imprescindibile, richiede un livello di cooperazione e compromesso ancora lontano dall’essere raggiunto.

COP29: un difficile futuro

La COP29 di Baku ha messo in evidenza, ancora una volta, le divisioni profonde tra le Parti. Le discussioni si sono concentrate non solo sulla mitigazione e sull’adattamento, ma anche sul risarcimento per i danni già subiti dai paesi più vulnerabili. Nonostante i passi avanti, la strada per un’azione efficace e coordinata rimane lunga e impervia.

L’Alleanza delle Piccole Isole-Stato (AOSIS), già creata negli anni ’90 per affrontare le conseguenze del riscaldamento globale, come l’innalzamento del livello del mare, continua a richiamare l’urgenza di azioni concrete. Ma la fatica nel trovare soluzioni condivise evidenzia quanto sia difficile tradurre in pratica la consapevolezza scientifica emersa già nel secolo scorso.

A trent’anni dalla prima COP, la crisi climatica rimane una delle sfide più grandi e complesse per l’umanità. Se da un lato il progresso scientifico ha fornito strumenti sempre più precisi per comprendere e affrontare il problema, dall’altro il cammino politico per raggiungere accordi globali efficaci è ancora in salita. La storia delle COP dimostra che l’impegno internazionale è indispensabile, ma anche che il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo.

 

Alla conclusione della COP29

Il segretario esecutivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Simon Stiell, alla chiusura della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP29) ha detto che il progresso qui a Baku è stato duramente conquistato. Nella Conferenza di Baku ruolo centrale aveva il tavolo della finanza climatica, intorno a cui ruotava ogni altro tema trattato. Alla fine si è trovato l’accordo. Malgrado le dure critiche alle conclusioni, la Direttrice generale dell’UNICEF Catherine Russell a termine della COP29 ha dichiarato:

L’UNICEF è pronto a lavorare con i Governi, i partner e il settore privato per assicurare che il nuovo obiettivo di 300 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima concordato alla COP29 sia raggiunto e che sia seguito da un’azione concreta per il clima – azione di cui i 2,4 miliardi di bambini del mondo hanno disperatamente bisogno per proteggere i loro diritti, le loro vite e il loro futuro


Per approfondire:


 

Scopri di più da INGVambiente

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere